1 maggio 2016

Ancora sull'obiezione di coscienza, senza trascurare la L.194 (28 aprile 2016)

INVIATO ALLA STAMPA LOCALE IL 28 APRILE 2016
Sono passate più di due settimane dal mio intervento sull'obiezione di coscienza e ringrazio dell'attenzione che le mie riflessioni hanno avuto: sono contento se in qualche modo hanno contribuito ad alimentare un dibattito.
Devo, però, scrivere ancora alcune cose: prometto che per me la questione potrà finire qui.
Innanzitutto una precisazione.
Sono stato indicato come obiettivo di un articolato intervento di CGIL e UDI di Ferrara. Lo ritengo un accostamento improponibile, sia per l'errore dell'incipit (enfatizzato anche nei titoli) che sostiene esattamente il contrario delle idee che ho espresso io, sia perché mi sembra impossibile che organizzazioni così complesse e radicate nel territorio si prendano la briga di rispondere ad una singola persona. Il documento ha firme istituzionali: presuppone, perciò, un ampio coinvolgimento degli organi rappresentativi degli iscritti alle stesse (che, se non sbaglio, nella CGIL di Ferrara sono attorno agli 80.000). Un impegno del genere per dare risposte ad un solo cittadino che si espone a titolo personale dovrebbe essere messo in moto ogni giorno, vista la gran mole di commenti che girano sulla stampa.

Col mio intervento volevo soprattutto porre l'attenzione sui principi di fondo dell’obiezione di coscienza che, per me (ma non solo: ad esempio Papa Francesco su questi temi è, come sempre, molto chiaro) è un valore che viene prima della legge, della prassi e del sentire comune.
Da qui le domande che ho posto. “Esiste un coscienza buona che obietta contro quello che non piace al pensiero dominante ed una coscienza “cattiva” che esprime un pensiero critico? La morale va a scatti e cambia a seconda dell’oggetto che riguarda?” su cui ho avuto delle risposte.
Molto chiara quella di Ilaria Baraldi secondo cui si tenta forzosamente di accostare l'obiezione al servizio militare all'obiezione di medici e farmacisti nell'esercizio delle loro funzioni. Ciò è poco sensato. Le obiezioni sono tutte diverse perché diverso è ciò verso cui si obietta.”
La riposta, fra le più moderate, è precisa e, soprattutto, ha avuto un notevole consenso facilmente riscontrabile sulle varie pagine web: la considero rappresentativa del “sentire comune” e la assumo come risposta chiara alle mie domande.
Le possibili obiezioni sono determinate dall’obiettivo che hanno e non dal principio che le genera (quello che io colloco al livello della coscienza).
E’ evidente che ci si trova di fronte a diverse visioni dell’uomo e del mondo: ed è altrettanto evidente che ancora oggi affermare il primato della coscienza sulla legge è una dichiarazione inaccettabile o, nella versione più “soft”, poco sensato.

A non farmi sentire totalmente fuori dal mondo ha contribuito la posizione del Movimento Nonviolento che, attraverso Daniele Lugli, riconosce e concorda con la mia intenzione di una "difesa, senza se e senza ma, dell'obiezione di coscienza anche dei ginecologi".


Purtroppo nessuno, invece, ha detto qualcosa sull’obiezione professionale che, citata esplicitamente, potrebbe riguardare lavoratori impegnati in attività collegate alle armi e alla guerra. Ricordo l’intervento di un segretario nazionale della FIOM–CGIL un anno fa all’incontro pubblico “Un’altra difesa è possibile”: correttamente segnalava che l’industria bellica è quella che cresce di più e produce ricerca, innovazione e occupazione. Improponibile parlare di riconversione e men che meno di obiezione di coscienza.
Mi piacerebbe che la CGIL di Ferrara (magari insieme a CISL e UIL) facesse un’indagine sul rapporto fra produzione (industriale e di servizi) e collegamento diretto o indiretto col mercato della guerra. Da qui potrebbe partire una riflessione su come si può concretizzare il diritto a lavorare secondo conoscenza e coscienza.

Infine non mi sottraggo da una riflessione sull’applicazione della Legge 194/78.
L’urgenza per tutti di dire qualcosa è venuta certamente dal pronunciamento del Comitato Europeo dei diritti Sociali del Consiglio d’Europa che è stato reso noto lo stesso giorno in cui i giornali locali hanno pubblicato il mio intervento. La gran parte degli interventi, anche esplicitamente in risposta a me, è basato su cifre che tendono a dimostrare che l'obiezione di coscienza impedisce una corretta applicazione della 194. 
I dati riportati dall'Ass. Sapigni confermano invece che sul nostro territorio le interruzioni avvengono regolarmente e, in altissima percentuale, in tempi rapidi.

 Io aggiungo come spunto di riflessione il dato che a me, personalmente, ha sconvolto: a Ferrara e provincia ogni quattro bambini concepiti tre nascono e uno subisce un'interruzione volontaria di gravidanza. Il rapporto è peggiore di quello nazionale che si attesta su un aborto ogni cinque gravidanze.
Davvero si può dire che l’aborto non è sufficientemente accessibile?
L’IVG dovrebbe essere un intervento straordinario: che si verifichi nel 25% delle gravidanze mi sembra un dato che dà uno spaccato quanto meno preoccupante della società ferrarese. Sbaglio a farmi delle domande su questo?
Un così alto rapporto percentuale di IVG fa temere una mancata applicazione della 194 che, non a caso, si chiama “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”.
Spesso si dimentica che legge prima di tutto promuove la tutela della gravidanza. Il testo stesso prevede che i consultori “assistono la donna in stato di gravidanza (…) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.” Tutto ciò anche attraverso associazioni di volontariato “che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.”
Se una gravidanza su quattro viene interrotta è evidente, secondo me, che la legge non raggiunge i suoi obiettivi di tutela.

Come famiglia affidataria abbiamo avuto il grande regalo di poter accogliere in casa nostra neonate da “parti anonimi” e accompagnarle verso le famiglie adottive: mi fa piacere pensare che tutto questo è possibile grazie ad incontri che hanno permesso una lettura attenta dei bisogni delle madri. Mi vengono i brividi a pensare che con un atteggiamento sbrigativo verso la soluzione medica queste bambine non sarebbero mai nate.
Poi mi chiedo se nemmeno uno degli oltre 800 bambini non nati in un anno nella nostra provincia non avrebbe potuto nascere grazie ad una migliore tutela e accompagnamento verso e dopo la nascita. Sono pensieri antistorici, contro i diritti delle donne?
Io, per quello che valgo, mi sento provocato a pensare ad un modello di società più accogliente in cui ognuno da il suo contributo di solidarietà: sindacati, associazioni, istituzioni, organizzazioni religiose, partiti politici, medici obiettori, circoli culturali, società sportive, centri sociali… possono dare spazio e risorse per una serie concreta di interventi attivi per ridurre la percentuale troppo alta di bambini concepiti e non nati? Fosse uno in meno all’anno sarebbe già un risultato: se fossero cento sarebbe un grande segno di speranza per il nostro territorio e un esempio da proporre in Italia e, perché no, in Europa.

Patrizio Fergnani, singolo cittadino obiettore di coscienza

Chi ha paura dell'obiezione di coscienza? (12 aprile 2016)

INVIATA ALLA STAMPA LOCALE IL 12 APRILE 2016

Nel messaggio per l'8 marzo di Annalisa Felletti (assessora pro tempore alle pari opportunità del Comune di Ferrara) avevo trovato un infelice (a mio avviso) riferimento all’obiezione di coscienza.
Ero in dubbio se dire qualcosa: in fondo l'indifferenza con cui quel passaggio è stato accolto poteva essere sufficiente a relegarlo nei "non pervenuti".
Mi dispiaceva la strumentalizzazione negativa dell’obiezione di coscienza, ancora di più mi sentivo colpito personalmente rivivendo la tensione del vero e proprio processo a cui ero stato sottoposto dai carabinieri incaricati di indagare la profondità delle mie convinzioni. A pensarci bene la “patente” di obiettore di coscienza è uno dei titoli che mi sono conquistato sul campo, uno dei pochi che non scade: ha a che fare, appunto, con la coscienza e non cambia col tempo o con i ruoli.

Non ho alcun incarico politico (e nemmeno tessere di partito in tasca) e la stagione in cui ricoprivo cariche sindacali si è chiusa già da 10 anni: un mio intervento non può essere che personale (e quindi poco interessante).
Semplicemente, perciò, mi sono imposto una giornata di digiuno nel silenzio delle mie domeniche da “badante”. Un digiuno con una molto flebile analogia con quello di Gandhi nel 1914: lui digiunò 7 giorni per espiare la colpa di un'allieva di cui era educatore, io uno solo per un'amministratrice della mia città. Per me la questione poteva finire lì.

Purtroppo, come temevo, l’uscita della Felletti non era un elemento isolato ma il segnale di un pensiero che è ben presente in alcuni elementi che governano la nostra città e da cui nessuno finora ha preso le distanze.
Per questo mi sento ora in dovere di intervenire proprio in quanto persona toccata da questo attacco non più isolato all’obiezione di coscienza.

La frase della Felletti è questa: “Tanti, troppi i capitoli aperti senza un lieto fine, dalla violenza di genere al mancato rispetto delle leggi sull'interruzione di gravidanza e all'obiezione di coscienza; dalla disoccupazione al lavoro precario che di fatto rendono impossibile la maternità”

E’ possibile nel 2016 citare l’obiezione di coscienza come un capitolo aperto senza lieto fine? Definirlo un problema che impedisce un corretto sviluppo sociale, metterlo sullo stesso piano della violenza di genere, della disoccupazione, del lavoro precario o, addirittura, un elemento che rende impossibile la maternità?
Solo i regimi totalitari hanno paura della coscienza delle persone.
Esiste un coscienza buona che obietta contro quello che non piace al pensiero dominante ed una coscienza “cattiva” che esprime un pensiero critico?
La “non omologazione” non è forse il valore di fondo dell’obiezione di coscienza?
La morale va a scatti e cambia a seconda dell’oggetto che riguarda?

Avrei voluto leggere qualcosa anche da parte del Movimento Nonviolento di Ferrara per capire se condivide questa visione dell’obiezione di coscienza o non pensa che la coscienza vada sempre e comunque rispettata.

In quanto obiettore di coscienza mi sento discriminato dall’assessora che dovrebbe tutelarmi e che ai percorsi contro la discriminazione ha dedicato un’enfasi non secondaria.
Nella mia personale storia di obiettore di coscienza ho imparato che quando cominci non ti fermi più: contro il servizio militare, contro l’uso delle armi, contro le spese militari fino alle scelte quotidiane nell’educazione dei figli naturali, in affido o in affiancamento.
In questa sequenza sono sicuro che se fossi medico obietterei contro l’aborto, se fossi farmacista farei altrettanto, se fossi un insegnante chiamato ad andare contro la mia coscienza farei lo stesso.
So per certo che ogni volta che la coscienza si accende e ti chiede di andare contro la legge o il pensiero dominante è un’espressione di libertà che chi comanda non capisce.
Una libertà che si paga, come l’ha pagata Maurizio Saggioro, che ho conosciuto personalmente, rifiutandosi di produrre componenti legati all’industria bellica.
Quelli che scrivevano le cose che scrive la Felletti erano gli intolleranti di destra, stavano dalla stessa parte dei cappellani militari che risposero a Don Milani o, semplicemente, dalla parte di chi non accetta che la coscienza viene prima di ogni legge.
Probabilmente la Felletti è la degna erede dei compagni della FGCI che negli anni della mia obiezione di coscienza al servizio militare mi criticavano perché l’esercito era un’occasione di sviluppo per il “popolo” e in quanto tale andava sostenuto.
Anche oggi non è raro che la militanza politico-ideologica impedisca di accogliere la carica di libertà di pensiero che è insita nell’obiezione di coscienza.

Sento il dovere morale (potrei dire “di coscienza”) di divulgare questi appunti che avrei tenuto per me se non avessi letto dell’interpellanza di Ilaria Baraldi sui possibili farmacisti obiettori.
L’attacco alla libertà di coscienza assume nuovi connotati: oltre alla Felletti anche la Baraldi la pensa come il proconsole Dione che ha fatto giustiziare Massimiliano di Tebessa, primo obiettore che non rispettava la legge.
Parte la caccia al farmacista obiettore: spero venga trovato e punito sulla pubblica piazza rendendo evidente chi crede nella libertà e chi ha paura della coscienza delle persone.
Poi aspetteremo la prossima categoria di obiettori da perseguitare, in ossequio all’intollerante pensiero liberticida che ci circonda con la finta espressione di chi tenta di accreditarsi come difensore dei diritti.

Patrizio Fergnani (obiettore di coscienza)



30 aprile 2016

Torna il mio blog

Dopo più di un anno torno sul mio blog. 
Attirato da altre forme di comunicazione sui "social" è facile dimenticare di alimentare un blog.
Poi, però, mi sono accorto  che ogni strumento ha le sue peculiarità. 
Se vuoi lasciare traccia dei tuoi pensieri e dei tuoi testi il blog è ancora, secondo me, il mezzo migliore.

I pretesti immediati sono due:
1. recentemente ho scritto alcune riflessioni sul tema dell'obiezione di coscienza: alcuni amici e amiche mi hanno chiesto di poter ritrovare i miei testi in un posto dove rimangono e non scompaiono in fretta sotto una montagna di post che si susseguono.
2. sono nei giorni immediatamente precedenti alla pubblicazione del mio secondo libro (ho rispettato il proposito del 2015 che si trova più sotto: il testo era finito a dicembre 2015) e mi sembra importante seguire  e condividere le avventure di "La Maggiorana Silenziosa" attraverso lo stesso blog che è nato per accompagnare, ormai  più di dieci anni fa, "Forse è davvero così".
Vecchio o nuovo compagno di strada "Ti aspettavo, ciao!"
Come benvenuto ti offro una foto scattata attrono a casa mia, Zona Krasnodar.



25 gennaio 2015

Proposito n° 2 per il 2015

Prima che finisca gennaio voglio mettere nero su bianco un altro proposito per il 2015. 
Mi impegno a finire di scrivere il mio secondo libro. 
A dicembre saranno passati 10 anni dall'uscita di "Forse è davvero così" ed il tempo è maturo per completare l'opera seconda. 
Ho già pronta nella mia testa la struttura ed il titolo e ho già "opzionato" un'artista emergente per le illustrazioni. Si tratta di una raccolta di racconti e anche qui sono già a buon punto: secondo i miei piani devo completare solo l'ultimo. Qui si gioca la battaglia più difficile contro la mia pigrizia (il nemico, come speso succede, è dentro di noi): spero che la carica che mi sta dando la musica di Mozart (vedi "Proposito n° 1") sia quella giusta. 
Attenzione: l'impegno è a finire di scrivere: pubblicare è un altro problema che non dipende solo da me (si accettano consigli).

Se nel frattempo qualcuno si è perso il primo libro può ancora ordinarlo (c'è anche lo sconto!)
http://www.ibs.it/code/9788887527209/fergnani-patrizio/forse-e-davvero.html

4 gennaio 2015

Proposito n° 1 per il 2015: il 2015 sarà per me l’anno di Mozart

Proposito n° 1 per il 2015
Il 2015 sarà per me l’anno di Mozart.
Non ci sono anniversari particolari né altre costrizioni esterne: semplicemente la voglia di sperimentare lo straordinario potere che viene attribuito alla musica di Mozart.
Mi sono fatto regalare per Natale una prima raccolta dei suoi brani e cerco di tenerlo il più possibile in sottofondo. Se vogliamo è una specie di esperimento scientifico ma è anche qualcosa di più alla ricerca dell’approccio giusto al flusso incasinato degli stimoli che rischiano di intasare il mio cervello.
Lo stimolo è venuto quando (ad un incontro sulla musicoterapia nella malattia di Parkinson) è stato proposto questo brano del Cardinal Martini.
“Ma ritengo che in ogni caso la musica di Mozart costituisca un tesoro quasi inesauribile per chi voglia lasciarsi guidare e sostenere dal ritmo e dalla melodia e così dare vigore al suo agire. In essa chi voglia esercitarsi nel “pensare positivo” trova un aiuto concreto e discreto, che non suggerisce pensieri già precostituiti ma stimola la fantasia e il tono affettivo a entrare in una condizione ottimale per agire con impegno e superare le remore e i blocchi nell’azione.”
Non mi perdo dietro ad altre situazioni che vengono descritte qui Mucche e piante amano Mozart  ma posso confermare che in questa prima settimana ho già risultati molto interessanti, soprattutto in auto. 
Auto-suggestione? Ho un anno per verificare...




24 dicembre 2014

24 dicembre 2014: il mio augurio di Natale

Sono appena tornato dalla mia parrocchia portando a casa un cero con la luce di Betlemme.
Una piccola fiamma, accesa dove è nato Gesù e portata di mano in mano fino a me: io ne avevo la responsabilità perché raggiungesse la mia casa.
So benissimo che è solo un fatto simbolico: una vita senza simboli, però, è molto vicina ad una vita senza significato, esattamente come un Natale senza Gesù non è altro che un ferragosto spostato di qualche mese.
Camminando la difendevo dal vento sollevato dalle macchine che, come sempre, sfrecciano lungo Viale Krasnodar: alla vigilia di Natale sono ancora più agitate all'inseguimento degli accessi e delle vie di fuga più rapide dai centri commerciali qui attorno.

Mi sono reso conto che l’essenza del Natale è proprio in quel gesto di protezione e tenerezza, ho vissuto come un regalo immeritato e inatteso la possibilità di poterlo sperimentare.
Natale ricorda la nascita di un bambino in una stalla, dato che per la sua famiglia “non c’era posto”.
Ormai è quasi vietato dire che si tratta di Gesù, il Figlio di Dio: è comunque un segno per ricordarci di provare ad arginare il vento distruttivo che spegne le piccole luci, che ignora le persone fragili, che impedisce ai bambini di essere accolti.

Fuori dagli orpelli, dalle esagerazioni e dagli egoismi quotidiani questo è il miglior regalo di Natale che potessi ricevere.
Mi piace poterlo condividere con chi avrà la voglia e la pazienza di leggerlo.


1 novembre 2014

OTTOBRE 2014

In questo ottobre 2014 mi sono auto proposto un altro gioco con gli ”hastag” su Twitter: ogni giorno per tutti i giorni del mese una frase di una canzone italiana che mi viene in mente,
#unacanzonealgiorno  #ottobre2014 .
Sono andato  a memoria per cui i testi potrebbero anche essere sbagliati.
Arrivato alla fine le metto qui, tutte in fila da 1 a 31.
Rileggendole mi sono reso conto di essere “diversamente giovane”....siamo quasi sempre nel secolo scorso: d’altra parte le canzoni che ti rimangono di più in testa sono quelle che ci entrano quando sei adolescente o poco più...almeno per me è evidentemente così.

1.      “con i principi di uguaglianza sono caricate le bocche dei mortai"
2.      "voglio guardare il cielo senza paura di nuvole strane"
3.      "se chiudi gli occhi forse tu ci senti anche da lì”
4.      "ascolta la sua voce che ormai canta nel vento"
5.      "non dici niente e hai mille cose da dire"
6.      "se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo?"
7.      "solo il grigio contorno di torri di fumo"
8.      "la solitudine che tu mi hai regalato, io la coltivo come un fiore"
9.      “mi sono svegliato ed ho visto per certo che stavo dormendo"
10. ”mettimi giù uno schizzo di come è fatto il tuo Paradiso"
11. "ma lo scopo è conoscersi dentro"
12. "il denaro ed il potere sono trappole immortali..."
13. "e salutami tua madre, dai un abbraccio a tua sorella"
14. "spero che mio figlio con tua figlia si sposerà"   
15. "non si capisce il motivo…, nel tempo fatto di attimi e settimane enigmistiche"
16. "tu non farmi questo errore, vivi sempre nel momento"
17. "d'improvviso mi sento arlecchino, rido ballo e ti prendo per mano"
18. "chi fa il contadino, chi spazza i cortili, chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia"
19. "ho troppo da dimenticare, la vita non mi basterà"
20. "per il dolore è abbastanza un minuto"
21. "è per colpa di quel fiume se io sono ancora qui"
22. " un giorno io saprò d'essere un piccolo pensiero"
23. "ho attraversato la mia vita senza sapere dove andare"
24. "quanta polvere c'è: dentro casa è tutto un velo"
25. "lui disse "bene", ma non era di buon umore!"
26. "tieni aperta la porta del cuore..."
27. "quante stagioni passarono là, quanti ricordi inutili ormai"
28. "in un paese libero a me piace pensare che..."
29.  “fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni”
30. “l'orologio contro il muro segna l'una e dieci da due anni in qua”
31. “una faccia davanti al cancello che si apre già”
Se qualcuno vuole provare una piccola sfida con se stesso e abbinare ad ogni frase il titolo e il nome del gruppo/cantante (...senza andare a cercare su google!) può provarci e vedere se arriva a 31/31.



27 febbraio 2014

28 febbraio 2014: una modesta proposta...

Mi piace il mese di febbraio perché finisce presto, così lo stipendio arriva dopo solo 28 giorni (se l’anno non è bisestile) e mi sembra di fare meno fatica degli altri mesi a “sbarcare il lunario”. 
Perché non accorciamo tutti i mesi? Si potrebbero fare tutti i mesi di 28 giorni, anzi di 27 (altrimenti i numeri delle giornate sarebbero fissi per tutto l’anno: lunedì 1, martedì 2, etc…).
In un anno ci starebbero 13 mesi e mezzo, quindi anche uno stipendio in più. Sarebbe bello decidere con un mega referendum (magari sul web) se fermarsi a 13 mesi (durata di un anno 351 giorni) o arrivare a 14 (378 giorni all’anno). Sarebbe straordinario decidere anche i nomi dei mesi nuovi.
La sfida sarebbe, poi, farlo contemporaneamente in tutto il mondo: per superare la crisi economica i mesi si accorciano, in un anno si prendono più stipendi…e l’economia riparte (chissà se Renzi ci ha già pensato…).
Natale sarebbe sempre il 25 dicembre che potrebbe essere il dodicesimo, il tredicesimo o il quattordicesimo mese, comunque quello con lo stipendio doppio. Poi Santo Stefano e, il 27, subito capodanno.
Chi ora compie gli anni nei giorni dal 28 in poi passa ai primi giorni del mese successivo…chi è a fine anno passa all’anno nuovo guadagnando di fatto un anno di vita (o no?)
L’idea è buona, va approfondita…a pensarci meglio sono sicuro di avere già letto da qualche parte che in una università americana hanno già fatto tutto il progetto.



31 dicembre 2013

Natale 2013 non finisce il 25 dicembre: 3 di 3

Siamo alla fine dell'anno, ancora sulla scia del Natale.
Ho scritto questa piccola poesia come "biglietto" di Natale: la pubblico qui proprio l'ultimo giorno del 2013 quando il ritmo del passaggio notte/giorno assume in significato addirittura esagerato... quasi che la nostra società creda davvero che il trascorrere del tempo porti automaticamente il cambiamento.
Se non c'è una base salda su valori veri anche questa speranza rischia di essere la solita operazione di facciata.
Questa base, questo scoglio in mezzo al mare, credo sia proprio l'accoglienza ai bambini, alla vita, al futuro...al senso del Natale: un senso che può, secondo me, appassionare anche chi non ha nessun interesse per gli aspetti religiosi.

Ci vediamo l'anno prossimo.

Ci sono notti

che aprono giorni

pieni di sorprese,

ci sono giorni

che preparano notti

di sogni profondi.

In questo scambio infinito

Natale viene,

ancora una volta,

per farci ripartire.

28 dicembre 2013

Natale 2013 non finisce il 25 dicembre: 2 di 3

Per preparare il Natale 2013 ho sperimentato gli # (hashtag), creandone uno #preparonatale2013.
A partire dal 1° dicembre ho scritto ogni giorno un breve pensiero su twitter con una foto scattata col cellulare, fra le cose di casa mia (con una sola eccezione a casa di mio padre). 
Il tutto rispettando il vincolo dei 140 caratteri che comprendono anche l’indirizzo della foto.
Frasi brevi in un gioco che, come al solito, non sapevo dove mi avrebbe portato.
Uno dei miei cinque lettori mi ha chiesto di rivederli tutti in sequenza, un altro si è lamentato che non ha Twitter o Facebook (in cui le frasi quotidiane venivano riportate automaticamente). Eccole qui dall’1 al 24 dicembre 2013…con una foto anche per il 25.

1 dicembre. Oggi porto con me una noce: dura fuori e buona dentro.
 2 dicembre. Oggi porto con me un omino della Lego-Duplo: non sarei adulto se non fossi bambino.


 3 dicembre. Oggi un quaderno fatto con la cacca degli elefanti: "dai diamanti non nasce niente".
4 dicembre. Porto con me una bustina di camomilla: avere ritmi rilassati senza fuggire dal mondo.
 5 dicembre. Ritrovo il vecchio View Master: ho capito che guardare non è vedere...
6 dicembre. Oggi le chiavi, tutte assieme: possono aprire o chiudere
 7 dicembre. Ho in tasca un kazoo: musica semplice, per tutti, per la vita...
 8 dicembre. Primo pampepato fatto in casa pronto per Natale: la gola sconfigge la pazienza.
 9 dicembre. L'orologio mi guarda: è sempre l'ora di provare a cambiare in meglio.
 10 dicembre. Col pallottoliere faccio i conti con le mie debolezze, una alla volta...
 11 dicembre. Una piccola medicina ricorda che nella vita a volte bisogna sapersi trattenere.
 12 dicembre. Una bustina di semi dall'Irlanda: saper aspettare il tempo giusto per seminare.
 13 dicembre. Un libro minuscolo regala grandi pensieri, come ogni libro.
 14 dicembre. Un dado per la preghiera a tavola: ringraziare per il dono della vita.
 15 dicembre. Segni visibili del terremoto: in pochi secondi scopri che non sei padrone del mondo
 16 dicembre. Un avanzo di pane è ancora pieno di senso: non si butta via...
 17 dicembre. Un valido aiuto per la crescita: è uno sporco lavoro ma qualcuno deve farlo!
 18 dicembre. Un gettone telefonico: posti speciali per dire parole misurate a persone mai banali.
 19 dicembre. Stelline di buccia d'arancia: riciclo, ri-creo, ripenso oltre ciò che appare.
 20 dicembre.Mio padre a 55 anni ha corso fino al mare:ogni anziano è stato adulto e giovane...
 21 dicembre. La porta come una lavagna: ricordarsi di tenerla aperta per uscire e fare entrare.
 22 dicembre. Una gomma per cancellare: serve agli errori della matita ma non a quelli della vita
 23 dicembre. La colla per rimettere insieme i vari pezzi: ormai ci siamo!
 24 dicembre. Ci siamo, stanotte nasce un bambino: anche io mi preparo a prendermi cura di lui
 25 dicembre #Natale è qui. Per caso il presepe sotto una foto: come Giuseppe anche io ho un bambino non mio :-)