29 marzo 2026

#passa_Parola n.69

La domenica delle palme apre la Settimana Santa: è difficile vivere pienamente l'entusiasmo della folla quando si sa già come andrà a finte. Gesù stesso, vero Dio e vero uomo, si darà certamente interrogato  su quanto sia rapido il passaggio da "osanna" a "crocifiggilo". Una constatazione che vale per lui, vale per ciascuno di noi, vale anche per chi, a qualsiasi livello, fa del successo popolare lo scopo della propria vita.

#passa_Parola n. 69 è anche questa settimana sul giornale La Voce di Ferrara-Comacchio:
il testo integrale è leggibile qui di seguito.

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.”

La frase di Paolo ai Filippesi dà un colore speciale alla Domenica delle Palme. Mi chiedo quali sentimenti (umani e divini?) si saranno scatenati in Gesù, Dio che si è fatto servo, davanti alla folla che lo osannava?

È una domanda a cui non trovo una risposta: al massimo posso cercare qualcosa di simile attorno a me.

Le folle entusiaste oggi si vedono ormai unicamente quando qualcuno vince una competizione sportiva od elettorale. Nel primo caso immagino che la soddisfazione sia piena: quello che hai conquistato nessuno te lo potrà togliere, resterà comunque una medaglia inattaccabile. Nel caso della vittoria elettorale, invece, credo che l’entusiasmo debba essere mitigato dal senso di responsabilità che consegue dal risultato ottenuto, insieme alla consapevolezza di come sia effimero e volubile l’entusiasmo della gente.

Forse Gesù sentiva, umanamente, la soddisfazione del momento insieme alla certezza che non sarebbe durato. La sua proposta era ed è talmente rivoluzionaria che non soddisfa l’esaltazione della folla: non manca tanto al momento in cui quelle stesse persone osannanti daranno la preferenza a Barabba.

Sarebbe bello imparare davvero da Gesù ad essere “nel mondo ma non del mondo”: provare ad amare gratuitamente fino in fondo, lontano dalla ricerca del consenso fine a se stesso. Pasqua viene anche per questo.

20 marzo 2026

#passa_Parola n.68

 

 
Le coincidenze e le vicende personali legate al 68 (come questo #passa_Parola) mettono in gioco i numeri e stimolano riflessioni in vista della Pasqua che ormai è vicina.
Il testo, pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio è integralmente  disponibile anche qui di seguito.

Io spero, Signore; spera l'anima mia, attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all'aurora.”

La domenica in cui si leggerà il salmo con la frase scelta per #passa_Parola n.68 coincide col giorno in cui festeggio i miei primi 68 anni di vita.

I numeri spesso mi provocano con giochi che ho sempre ritenuto stimolanti.

Il 68, nel secolo scorso, è stato un anno capace di ridisegnare e rinnovare la storia: farne memoria potrebbe aiutarci a trovare la strada per contrastare la triste deriva bellicista in cui siamo immersi.

Vent’anni dopo, nel 1988, Patti Smith cantava “People have the Power” (la gente ha il potere): bisognerebbe trovarsi davvero (sono passati altri 38 anni) per riscoprire la forza della passione umana; per ribaltare il dominio di pochi costruito sullo sfruttamento di tanti.

Quel numero 8 che si propone più volte mi sollecita: l’ottavo giorno travalica la settimana; è quello della risurrezione di Gesù, l’inizio di una vita nuova di rigenerazione e speranza.

Immagino poi che l’8 (che, come sappiamo si può anche dire “lotto”) si possa stendere e diventare il simbolo dell'infinito: è ancora la tensione oltre il tempo del salmo di questa quinta domenica di Quaresima.

Coi piedi appoggiati alla terra e la testa in ricerca della verità, ripongo la fiducia del cuore nel Signore: so che mi ha già salvato risorgendo dopo la morte in croce. La speranza non è un’illusione e lo sguardo, libero dalla paura, vede già l'inizio del nuovo giorno: il futuro è già iniziato.

13 marzo 2026

#passa_Parola n.67


Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni,  arrivato a Trieste dopo mesi di cammino, racconta  il “game” lungo la rotta balcanica. Grazie all'incontro con Lorena e Gianandrea, fondatori dell'associazione “Linea d’ombra”,  il  salmo 22 che proclameremo questa domenica assume i contorni della cruda realtà: la valle oscura è ancora qui.
Sul solco tracciato da San Francesco le Clarisse del monastero del Corpus Domini hanno  raccolto una porzione del popolo di Dio che è a Ferrara: la speranza passa anche attraverso le nostre scelte e azioni, credenti e non.
#passa_Parola n.67 è pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere anche qui di seguito.

«Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.»

Le parole di consolazione del salmo 22 accompagnano il cammino della Quaresima e mi provocano a non dimenticare i tanti che cercano la strada per uscire dalla disperazione che li opprime nel loro paese.

Penso a chi rischia la vita nel “game” lungo la rotta balcanica: recentemente ne ho sentito parlare dai fondatori dell'associazione “Linea d’ombra” che li accoglie e cura all’arrivo a Trieste. Riporto qui la storia di Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni arrivato a Trieste dopo mesi di cammino.

"Il 'game' non è un gioco, è un labirinto di boschi e violenza. Sono partito dalla Bosnia con altri quattro ragazzi. Abbiamo camminato per dieci giorni sotto la pioggia, dormendo all'aperto con solo teli di plastica.

La parte più difficile non è la fame, è la paura. Quando senti i rami spezzarsi o vedi le luci delle torce in lontananza, il cuore si ferma. Se la polizia ti prende, ti rompono il telefono, ti tolgono le scarpe e ti riportano indietro al punto di partenza. Io sono stato respinto tre volte prima di farcela. L'ultima volta ho camminato per 80 chilometri con i piedi gonfi, finché non ho visto i cartelli in italiano. Allora ho capito di aver vinto il 'game': dentro di me so di aver perso la mia giovinezza in quei boschi.”


8 marzo 2026

#passa_Parola n.66

Siamo in Quaresima ma sappiamo che la Risurrezione che è già avvenuta: è sempre il momento dei canti di gioia. 

C'è molta più gente di quello che si poassa immaginare capace di non farsi imbrogliare, consapevole che "chi utilizza la disinformazione e il potere per fare i propri interessi a scapito del bene comune non avrà l’ultima parola."
Ci sarà acqua viva per tutte le persone che la cercano: 
“alla fine il bene vincerà”.

#passa_Parola arriva al n.66: come ogni settimana sul periodico La Voce di Ferrara-Comacchio 
Qui sotto il testo integrale.

«Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. 

Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.»

Questa settimana il cammino quaresimale ci propone letture collegate al tema dell’acqua: la sete del popolo, che mette alla prova Dio a Massa e Meriba, anticipa il Vangelo in cui Gesù incontra una donna della Samaria presso il pozzo di Giacobbe a Sicar.

In mezzo ci sta il salmo 94 che richiama la roccia da cui sgorga l’acqua: un luogo a cui avvicinarsi con la gioia della salvezza che ci è stata donata.

Paolo, nella Lettera ai Romani, ribadisce che la nostra speranza non delude: Gesù è già morto per noi, è risorto e lo Spirito riversa l’amore di Dio nei nostri cuori.

Siamo in Quaresima ma sappiamo che la Risurrezione è già avvenuta: è sempre il momento dei canti di gioia.

Le esperienze di questi giorni, nell’incontro con diverse persone che si mettono in gioco per provare a migliorare il nostro mondo, mi aiuta a non farmi schiacciare dalla sensazione di impotenza causata dalle cronache quotidiane di guerre, violenze, divisioni, strumentalizzazioni e indifferenza.

Chi utilizza la disinformazione e il potere per fare i propri interessi a scapito del bene comune non avrà l’ultima parola.

Alla fine il bene vincerà” non è solo la frase pronunciata da un ragazzo che vive un grave disagio abitativo di cui non è causa: è la ferma convinzione di chi sa di andare verso una roccia da cui scaturirà l’acqua che lui, insieme a tante persone di buona volontà, sta cercando.

 

1 marzo 2026

#passa_Parola n.65

 

La ricerca dell'ascolto autentico è un esercizio importante; fra diverse difficoltà sia in chiesa, sia nella vita quotidiana.
Io faccio fatica.
Ne parlo in #passa_Parola n.66 disponibile sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e, integralmente, qui di seguito.

Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.”

La seconda domenica di Quaresima propone un breve brano dalla lettera di Paolo a Timoteo: voglio ascoltarlo evitando le distrazioni con cui mi trovo sempre di più a fare i conti.

Se fisso lo sguardo sull’ambone facilmente mi concentro sui dettagli del contorno: i piccoli rituali di chi legge (un breve sospiro, un’aggiustata al microfono, la mano sul segnalibro del lezionario…), le espressioni di chierichetti e chierichette, i movimenti del coro mentre si prepara per sostituire l'Alleluia che in Quaresima non si canta.

Se chiudo gli occhi ascolto meglio; almeno fino al momento in cui, potenziando l’udito, non arriva il colpo di tosse di un vicino o il ronzio di un cellulare in qualche fila davanti a me.

Forse potrei seguire il testo stampato sul foglietto ma mi sono ripromesso di imparare ad ascoltare senza avere sotto un testo scritto: vivere in chiesa quello che mi capita negli incontri quotidiani. Sono consapevole che non è facile praticare l’ascolto: a volte i collegamenti del cervello scattano in automatico e portano altrove.

L’annuncio di questa settimana: “Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo”, arriva con una chiarezza e forza che si realizza anche se non ne sono pienamente consapevole.
La ricerca dell’ascolto autentico, però, può aiutare a maturare uno stile di vita in cui la scoperta della “Parola che passa accanto” genera un’umanità nuova.