22 maggio 2026

#passa_Parola n.77


#passa_Parola n. 77   prende spunto da 3 P: Pentecoste, Pimpa e Patruno. 
Non so se il dono  di ridere e di contagiare con la risata venga dallo Spirito Santo, ma lo inserisco fra i regali che aiutano ad apprezzare la bellezza della vita. 
Anche nella festa che chude il periodo pasquale si possono leggere, in un minuto, i consueti 1.500 caratteri pubblicati sul settimanale 
La Voce di Ferrara-Comacchio 
e disponibili integralmente qui di seguito.

A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.”

Scrivo dopo aver visto un episodio dei cartoni animati di Pimpa intitolato “La iena che ride”. Sono stati cinque minuti spesi bene: ringrazio la bambina che me lo ha proposto e consiglio a chi legge queste righe di cercarlo per godersi la visione.

Pimpa ha fatto un sogno bellissimo, lo vuole raccontare ai personaggi del suo mondo ma tutti quanti sono di cattivo umore: sveglia, lampada, poltrona, bricco del latte, tazzina… persino Armando ha il muso e non sorride. Solo la TV è di buon umore: sta trasmettendo un documentario sulla iena ridens che vive in Africa.
Non racconto altro: la poesia di Altan rivolta ai bambini va gustata con la sensibilità che si addice a noi cosiddetti adulti.

Il dono di ridere e di contagiare con la risata è, secondo me, fra quelli di cui c'è più bisogno oggi: non ho l'autorità per affermare con certezza che venga dallo Spirito, ma lo inserisco fra i regali che aiutano ad apprezzare la bellezza della vita.

Ripenso alle persone che conosco che hanno naturalmente la capacità di ridere e far ridere. Rivedo la risata asimmetrica di Don Franco Patruno, espressione calda e coinvolgente della sua saggezza teologica, culturale, artistica e profondamente umana. Per rispetto a lui non prendo sul serio la nostalgia che mi si avvicina: la allontano ascoltando la registrazione di quando ha pubblicamente fatto l’analisi teologica delle cotolette di mia madre.
È, davvero, la Pentecoste che anche oggi si fa vicina.


 

15 maggio 2026

#passa_Parola n. 76


La festa dell'Ascensione  è un invito  a riscoprire la dimensione dell'attesa: non facile nel mondo del "tutto e subito".
L'attesa è un atteggiamento attivo, dinamico nella ricerca  di senso: non è semplice e nemmeno spontaneo. Può aiutare  condividere un pezzo di strada con chi non sceglie l'attesa ma la subisce: persone fragili, malate, emarginate...fra questi i detenuti con cui mi incontro (e confronto) ogni settimana. Ho più domande che risposte e, nel disagio che mi attraversa, scopro doni inattesi.
Ne scrivo, come ogni settimana, nei 1.500 caratteri della rubrica #passa_Parola sul settimanale diocesano La Voce di Ferrara-Comacchio : il tempo richiesto per la lettura è di un minuto.


Qui di seguito il testo integrale.

« Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi.»

Gli Atti degli Apostoli raccontano l’Ascensione, l’inizio del tempo dell'attesa del ritorno di Gesù: è il tempo in cui siamo immersi anche noi, quello in cui il Risorto non è più visibile ai nostri occhi.

Attesa significa "tendere verso": non la passività rassegnata di chi subisce il passare del tempo ma la tensione attiva verso la realizzazione piena del senso della vita.

Mentre rifletto sulle modalità per vivere il tempo dell’attesa mi vengono davanti agli occhi le persone che incontro ogni settimana in carcere. Con loro, insieme ad altri volontari e volontarie, suono la chitarra, canto, mi confronto. A volte la comunicazione si fa più profonda con un’intensità che mi scava dentro: fra sconforto e tenerezza mi scopro povero di mezzi e attraversato da domande.

Che attesa vivono loro in mezzo a tanti vuoti da riempire? Quali spazi di crescita trovano in procedure che, invece di offrire spiragli di rigenerazione, rafforzano gli aspetti più deleteri della convivenza? Che senso ha vivere l’attesa in un sistema in cui il 70% delle persone detenute, una volta uscito, riprende a delinquere?

Affido la mia debolezza alla preghiera. Riscopro e assaporo, così, i momenti di calore umano, di vera vicinanza e di sincera testimonianza di fede che le persone che incontro in carcere (detenuti, operatori, volontari) mi donano. L’attesa, allora, si colora di speranza: quella che ricevo da chi mi dona molto più di quello che offro io.


7 maggio 2026

#passa_Parola n.75

Nella sua prima lettera Pietro ci invita ad essere "pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.” Sarebbe bello se avesse specificato cosa dire oppure come comportarsi; se avesse proposto una ricetta chiara, certificata e garantita a cui attenersi. Forse sarebbe stato bello ma sarebbe stato incompatibile col rispetto delle capacità e potenzialità di ciascuno di noi. La ricerca autentica ci rende uomini e credenti adulti: capaci di di essere protagonisti creativi e non esecutori meccanici della nostra vita.
#passa_Parola n.75 è sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere integralmente qui di seguito.

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.”

A questa frase della prima Lettera di Pietro ho dedicato ritiri spirituali, momenti formativi dell'Azione Cattolica (diocesana, regionale e nazionale), ore di confronto in gruppi del vangelo e in chiacchierate con amici e preti (e preti amici). Posso dire che mi ha accompagnato nelle varie stagioni della vita e ora me la trovo ancora di fronte con una freschezza inattesa che scardina il mio desiderio di tranquillità.

Provo a parlarne direttamente con Pietro: “Sicuramente lo sai che compro già da anni i biglietti con la riduzione per gli anziani: non potresti farmi anche tu uno sconto sulle proposte di vita?” E lui mi ha risposto: “Proprio tu, che dichiari di essere sempre in ricerca, chiedi una tregua? Rilassati senza fermarti: lascia lavorare lo Spirito!”

Ho accettato la sfida e mi sono accorto di aver provato a “rispondere a chiunque” principalmente con la classica modalità della discussione, cercando di dimostrare la speranza nella fede attraverso un ragionamento.

Oggi sento che questo stile, soprattutto verbale, forse crea un legame fra gli interlocutori ma difficilmente apre strade di vera conversione.

Allora, forse, la risposta più vera a chi domanda ragione della speranza che è in noi è nei gesti concreti: attraverso le nostre mani la speranza si fa vicina a chi la cerca con sincerità. Meno ragionamenti e più generosità: il tutto, propone Pietro, “sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza.”


 

2 maggio 2026

#passa_Parola n.74

Mi è capitato di ripetere senza troppa attenzione l'atto penitenziale della Messa: con un involontario  cambio di vocale iniziale le omissioni dono diventate emissioni. 
Da qui parte #passa_Parola n.74, alla ricerca del senso di una nuova specie di peccato molto presente ai  giorni  nostri: mi piacerebbe sentire l'opinione dei lettori del settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e di questo blog.

Ecco il testo integrale.

Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni.

Domenica scorsa mi è uscita questa frase “ho molto peccato in pensieri, parole, opere ed emissioni” e mi sono reso conto di avere individuato una nuova categoria di peccati.

Lancio da queste pagine l’invito ad una riflessione sul peccato di emissione: non sostituirà l’omissione su cui andrà potenziata la riflessione per renderlo presente ad ogni credente.

La nuova specie del peccato di emissione si divide in due tipologie: contro il dono del creato e contro il dono delle relazioni umane. La prima mi sembra evidente, la seconda è più subdola: si manifesta quando la convivenza è avvelenata da atteggiamenti di esclusione, prepotenza, ignoranza. Facendoci caso ci si accorge che vengono emesse vere e proprie emissioni negative che impediscono il dialogo.

La base teologico-morale andrà approfondita dagli esperti per arrivare a vere e proprie domande per l’esame di coscienza. Ecco alcune proposte a caldo.

Contro il dono del creato: uso mezzi inquinanti quando posso muovermi piedi o in bici? Tengo i miei soldi in banche che finanziano industrie inquinanti e/o che producono armi? Uso la plastica quando potrei farne a meno?

Contro il dono delle relazioni umane: ho emesso giudizi o sentenze su altre persone senza essermi adeguatamente informato ? Ho alimentato il pettegolezzo? Ho usato i social per provocare, etichettare, offendere?

Contro entrambe le tipologie: compro prodotti realizzati con lo sfruttamento del lavoro e trasportati con mezzi inquinanti?



25 aprile 2026

#passa_Parola n. 73

In un periodo in cui la cronaca quotidiana propone personaggi “Horripilanti” trovo sollievo nella natura primaverile, nelle voci dei bambini, nella musica autoprodotta. La Pasqua del 2026 mi aiuta a riscoprire il Salmo 22 che mi accompagna nei luoghi della mia vita, fra cui uno speciale che si chiama Wilolesi.
Ringrazio il settimanale  La Voce di Ferrara-Comacchio che accoglie le mie fantasticherie chiamate #passa_Parola: siamo arrivati al n. 73 che si può leggere qui di seguito.

Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.”

Sto scrivendo nella quiete di una mattina in cui la primavera regala luci, suoni e colori. La stavo aspettando e, leopardianamente, la sento brillare ed esultare e mi si intenerisce il cuore: in un periodo in cui la cronaca quotidiana propone personaggi “Horripilanti” trovo sollievo nella natura primaverile.

Anche i rumori consueti del traffico si fanno lievi e le finestre aperte mi consegnano sonorità tenui in cui i canti dei merli dominano senza essere invasivi.

La memoria mi riporta naturalmente alle mattinate passate alla Nyumba Ali in Tanzania: emozioni e sensazioni concrete da conservare in un angolo speciale del cuore. Mi fa piacere ritrovare e rinsaldare un legame di senso tra le diverse esperienze della mia vita.

Poi, in Viale Krasnodar come a Wilolesi, arriva l’intervallo a scuola e l’aria si riempie delle voci dei bambini: dai cortili, sorvegliati dal personale docente, si diffondono le urla che accompagnano giochi, corse e litigi. 

È in questo squarcio di vita che il salmo 22 mi riempie di speranza: lo leggo e lo canto prima dentro di me poi a voce alta accompagnandomi con la chitarra. 
Provo anche ad inventare una musica con accordi maggiori, quelli che aprono solidi orizzonti armonici accessibili ad uno “strimpellatore da campo scuola” come me.

Non so cosa ne verrà fuori, probabilmente sarà l’ennesimo file audio di cui mi dimenticherò: adesso mi serve per esprimere la mia permanenza nel senso della Pasqua 2026.

17 aprile 2026

#passa_Parola n.72

Quando ho scritto #passa_Parola n. 72, perché fosse pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio del 17 aprile, non si era ancora scatenata l'ira scomposta del presidente pro-tempore degli Stati Uniti nei confronti di Papa Leone XIV. 

Quello che sta succedendo conferma che “vivere quaggiù come stranieri” è ancora una grande sfida. In ogni caso è sempre più chiaro che chi detiene il potere e sfrutta i poveri, alimentando violenza, guerre e devastazioni, non può pensare di farlo in nome  di Dio. 

Ecco il testo integrale.

Comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.”

So che le letture domenicali tornano ogni tre anni, perciò controllo cosa ho scritto nel 2023 (nella rubrica “Il Foglietto in tasca”) per evitare di ripetermi: quando me ne accorgo cambio brano. Recentemente, però, ho ripubblicato lo stesso identico pezzo di tre anni fa: siccome tutti i contributi sono pubblici e riportati sul mio blog https://pieffe.blogspot.com, se qualche lettore o lettrice vuole verificare può farlo tranquillamente.

Ora, però, ripropongo la stessa frase dalla prima lettera di Pietro con un commento diverso: a distanza di tre anni è ancora più difficile vivere “quaggiù come stranieri”. Dio viene sempre più invocato per la guerra e chi cerca la pace si trova inascoltato, ai margini della società.

Per fortuna proprio in questi giorni Papa Leone XIV, parlando al Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, ha detto parole chiarissime su quale deve essere il comportamento di chi vuole vivere nel vero “timore di Dio”. Eccone alcune.

Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.”

Chissà cosa scriverò fra tre anni.

 

12 aprile 2026

#passa_Parola n.71


L'antifona d'ingresso della messa di questa domenica (12 aprile) propone una frase tratta dalla prima lettera di San Pietro. Il "pescatore di uomini", che presiedeva la Chiesa nascente,  invita tutti i credenti a  essere come bambini appena nati  che desiderano il genuino latte spirituale: un desiderio forte anche oggi. Avere a che fare con neonati aiuta  a capire meglio il senso di un'esperienza in cui si è coinvolti in una dimensione che supera il ragionamento  e l'emozione: penso sia un preludio della vita eterna.

Il numero 71 di #passa_Parola  è pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere anche qui di seguito.

Come bambini appena nati desiderate il genuino latte spirituale: vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia.”

Nella prima domenica dopo Pasqua la mia attenzione è caduta sull’antifona d’ingresso: la ascolterò evitando le distrazioni che mi allontanano da quello che si celebra.

La frase è tratta dalla prima lettera di Pietro e, con un’immagine di vita quotidiana, ci mette di fronte ad una grande verità: i neonati cercano il sostentamento fondamentale per rimanere in vita e crescere. È un atteggiamento che quelli come me, che amano definirsi adulti, dovrebbero riscoprire.

L'antifona si chiude con “Alleluia”: l’adesione di ciascuno di noi alla ricerca del genuino latte spirituale, il nutrimento che ci farà crescere verso la salvezza.

Come il latte per i neonati anche il latte spirituale si condivide nel rapporto fra persone, nel contatto anche fisico fra chi allatta e chi è allattato. Come padre affidatario ho sperimentato di persona l’allattamento col latte artificiale: ho assaporato il flusso di emozioni, sguardi, odori che unisce due persone in quel momento. È uno stato d’animo che ha pochi eguali nella vita: è sicuramente una piccola parte di ciò che succede con l’allattamento al seno ma è, comunque, un’opportunità offerta a chiunque.

Immagino così la ricerca del latte spirituale che fa crescere verso la salvezza: un rapporto profondo fra persone che cercano ciò che conta nella vita e lo condividono nella profondità della tenerezza che nasce dall’amore gratuito. Un anticipo di quello che sarà riceverlo direttamente tra le braccia di Dio.

 

4 aprile 2026

#passa_Parola n.70


Buona Pasqua 2026, da me, dal mio collo e dai miei occhi (e da San Paolo): alla ricerca delle "cose di lassù".
#passa_Parola n. 70 è sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio della domenica di Pasqua e si può leggere anche qui.

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.”

Scrivo queste righe otto giorni prima di Pasqua: vorrei che fossero l’augurio per una Pasqua di vera resurrezione ad ogni persona che avrà la pazienza di leggerle.

Dopo aver scelto la frase dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi (che verrà letta nella messa del giorno di Pasqua) sono uscito per andare a fare la spesa a piedi nel supermercato vicino a casa: appena sceso in strada ho tirato fuori il cellulare per guardare messaggi, verificare notizie e “scrollare” in modo compulsivo sui social.

Ad un certo punto il mio collo mi ha detto “Fermati! Non senti quanto sto soffrendo a stare piegato per farti guardare in basso? Cosa stai cercando? Alza lo sguardo e renditi conto che oggi è una bellissima giornata.”

Era la prima volta che mi parlava in modo così esplicito, così ho deciso di dargli retta. In effetti, muovendo il collo in senso opposto, ho potuto ammirare un cielo azzurro senza nuvole e senza aerei. Ho potuto assaporare una giornata limpida che ha allontanato il maltempo dei giorni precedenti.

Nel pieno delle contraddizioni di chi proclama le parole di San Paolo e poi si comporta all'opposto, ho capito che “le cose di lassù” si cercano nella coerenza e nella disponibilità di stare davvero fuori dal sepolcro: la vita di ogni giorno è già (qui e ora) un ponte che ci accompagna “lassù” nella pienezza dell’incontro con Gesù risorto.

Buona Pasqua 2026.



29 marzo 2026

#passa_Parola n.69

La domenica delle palme apre la Settimana Santa: è difficile vivere pienamente l'entusiasmo della folla quando si sa già come andrà a finte. Gesù stesso, vero Dio e vero uomo, si darà certamente interrogato  su quanto sia rapido il passaggio da "osanna" a "crocifiggilo". Una constatazione che vale per lui, vale per ciascuno di noi, vale anche per chi, a qualsiasi livello, fa del successo popolare lo scopo della propria vita.

#passa_Parola n. 69 è anche questa settimana sul giornale La Voce di Ferrara-Comacchio:
il testo integrale è leggibile qui di seguito.

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.”

La frase di Paolo ai Filippesi dà un colore speciale alla Domenica delle Palme. Mi chiedo quali sentimenti (umani e divini?) si saranno scatenati in Gesù, Dio che si è fatto servo, davanti alla folla che lo osannava?

È una domanda a cui non trovo una risposta: al massimo posso cercare qualcosa di simile attorno a me.

Le folle entusiaste oggi si vedono ormai unicamente quando qualcuno vince una competizione sportiva od elettorale. Nel primo caso immagino che la soddisfazione sia piena: quello che hai conquistato nessuno te lo potrà togliere, resterà comunque una medaglia inattaccabile. Nel caso della vittoria elettorale, invece, credo che l’entusiasmo debba essere mitigato dal senso di responsabilità che consegue dal risultato ottenuto, insieme alla consapevolezza di come sia effimero e volubile l’entusiasmo della gente.

Forse Gesù sentiva, umanamente, la soddisfazione del momento insieme alla certezza che non sarebbe durato. La sua proposta era ed è talmente rivoluzionaria che non soddisfa l’esaltazione della folla: non manca tanto al momento in cui quelle stesse persone osannanti daranno la preferenza a Barabba.

Sarebbe bello imparare davvero da Gesù ad essere “nel mondo ma non del mondo”: provare ad amare gratuitamente fino in fondo, lontano dalla ricerca del consenso fine a se stesso. Pasqua viene anche per questo.

20 marzo 2026

#passa_Parola n.68

 

 
Le coincidenze e le vicende personali legate al 68 (come questo #passa_Parola) mettono in gioco i numeri e stimolano riflessioni in vista della Pasqua che ormai è vicina.
Il testo, pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio è integralmente  disponibile anche qui di seguito.

Io spero, Signore; spera l'anima mia, attendo la sua parola.
L'anima mia è rivolta al Signore più che le sentinelle all'aurora.”

La domenica in cui si leggerà il salmo con la frase scelta per #passa_Parola n.68 coincide col giorno in cui festeggio i miei primi 68 anni di vita.

I numeri spesso mi provocano con giochi che ho sempre ritenuto stimolanti.

Il 68, nel secolo scorso, è stato un anno capace di ridisegnare e rinnovare la storia: farne memoria potrebbe aiutarci a trovare la strada per contrastare la triste deriva bellicista in cui siamo immersi.

Vent’anni dopo, nel 1988, Patti Smith cantava “People have the Power” (la gente ha il potere): bisognerebbe trovarsi davvero (sono passati altri 38 anni) per riscoprire la forza della passione umana; per ribaltare il dominio di pochi costruito sullo sfruttamento di tanti.

Quel numero 8 che si propone più volte mi sollecita: l’ottavo giorno travalica la settimana; è quello della risurrezione di Gesù, l’inizio di una vita nuova di rigenerazione e speranza.

Immagino poi che l’8 (che, come sappiamo si può anche dire “lotto”) si possa stendere e diventare il simbolo dell'infinito: è ancora la tensione oltre il tempo del salmo di questa quinta domenica di Quaresima.

Coi piedi appoggiati alla terra e la testa in ricerca della verità, ripongo la fiducia del cuore nel Signore: so che mi ha già salvato risorgendo dopo la morte in croce. La speranza non è un’illusione e lo sguardo, libero dalla paura, vede già l'inizio del nuovo giorno: il futuro è già iniziato.

13 marzo 2026

#passa_Parola n.67


Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni,  arrivato a Trieste dopo mesi di cammino, racconta  il “game” lungo la rotta balcanica. Grazie all'incontro con Lorena e Gianandrea, fondatori dell'associazione “Linea d’ombra”,  il  salmo 22 che proclameremo questa domenica assume i contorni della cruda realtà: la valle oscura è ancora qui.
Sul solco tracciato da San Francesco le Clarisse del monastero del Corpus Domini hanno  raccolto una porzione del popolo di Dio che è a Ferrara: la speranza passa anche attraverso le nostre scelte e azioni, credenti e non.
#passa_Parola n.67 è pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere anche qui di seguito.

«Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.»

Le parole di consolazione del salmo 22 accompagnano il cammino della Quaresima e mi provocano a non dimenticare i tanti che cercano la strada per uscire dalla disperazione che li opprime nel loro paese.

Penso a chi rischia la vita nel “game” lungo la rotta balcanica: recentemente ne ho sentito parlare dai fondatori dell'associazione “Linea d’ombra” che li accoglie e cura all’arrivo a Trieste. Riporto qui la storia di Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni arrivato a Trieste dopo mesi di cammino.

"Il 'game' non è un gioco, è un labirinto di boschi e violenza. Sono partito dalla Bosnia con altri quattro ragazzi. Abbiamo camminato per dieci giorni sotto la pioggia, dormendo all'aperto con solo teli di plastica.

La parte più difficile non è la fame, è la paura. Quando senti i rami spezzarsi o vedi le luci delle torce in lontananza, il cuore si ferma. Se la polizia ti prende, ti rompono il telefono, ti tolgono le scarpe e ti riportano indietro al punto di partenza. Io sono stato respinto tre volte prima di farcela. L'ultima volta ho camminato per 80 chilometri con i piedi gonfi, finché non ho visto i cartelli in italiano. Allora ho capito di aver vinto il 'game': dentro di me so di aver perso la mia giovinezza in quei boschi.”


8 marzo 2026

#passa_Parola n.66

Siamo in Quaresima ma sappiamo che la Risurrezione che è già avvenuta: è sempre il momento dei canti di gioia. 

C'è molta più gente di quello che si poassa immaginare capace di non farsi imbrogliare, consapevole che "chi utilizza la disinformazione e il potere per fare i propri interessi a scapito del bene comune non avrà l’ultima parola."
Ci sarà acqua viva per tutte le persone che la cercano: 
“alla fine il bene vincerà”.

#passa_Parola arriva al n.66: come ogni settimana sul periodico La Voce di Ferrara-Comacchio 
Qui sotto il testo integrale.

«Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza. 

Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.»

Questa settimana il cammino quaresimale ci propone letture collegate al tema dell’acqua: la sete del popolo, che mette alla prova Dio a Massa e Meriba, anticipa il Vangelo in cui Gesù incontra una donna della Samaria presso il pozzo di Giacobbe a Sicar.

In mezzo ci sta il salmo 94 che richiama la roccia da cui sgorga l’acqua: un luogo a cui avvicinarsi con la gioia della salvezza che ci è stata donata.

Paolo, nella Lettera ai Romani, ribadisce che la nostra speranza non delude: Gesù è già morto per noi, è risorto e lo Spirito riversa l’amore di Dio nei nostri cuori.

Siamo in Quaresima ma sappiamo che la Risurrezione è già avvenuta: è sempre il momento dei canti di gioia.

Le esperienze di questi giorni, nell’incontro con diverse persone che si mettono in gioco per provare a migliorare il nostro mondo, mi aiuta a non farmi schiacciare dalla sensazione di impotenza causata dalle cronache quotidiane di guerre, violenze, divisioni, strumentalizzazioni e indifferenza.

Chi utilizza la disinformazione e il potere per fare i propri interessi a scapito del bene comune non avrà l’ultima parola.

Alla fine il bene vincerà” non è solo la frase pronunciata da un ragazzo che vive un grave disagio abitativo di cui non è causa: è la ferma convinzione di chi sa di andare verso una roccia da cui scaturirà l’acqua che lui, insieme a tante persone di buona volontà, sta cercando.

 

1 marzo 2026

#passa_Parola n.65

 

La ricerca dell'ascolto autentico è un esercizio importante; fra diverse difficoltà sia in chiesa, sia nella vita quotidiana.
Io faccio fatica.
Ne parlo in #passa_Parola n.66 disponibile sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e, integralmente, qui di seguito.

Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.”

La seconda domenica di Quaresima propone un breve brano dalla lettera di Paolo a Timoteo: voglio ascoltarlo evitando le distrazioni con cui mi trovo sempre di più a fare i conti.

Se fisso lo sguardo sull’ambone facilmente mi concentro sui dettagli del contorno: i piccoli rituali di chi legge (un breve sospiro, un’aggiustata al microfono, la mano sul segnalibro del lezionario…), le espressioni di chierichetti e chierichette, i movimenti del coro mentre si prepara per sostituire l'Alleluia che in Quaresima non si canta.

Se chiudo gli occhi ascolto meglio; almeno fino al momento in cui, potenziando l’udito, non arriva il colpo di tosse di un vicino o il ronzio di un cellulare in qualche fila davanti a me.

Forse potrei seguire il testo stampato sul foglietto ma mi sono ripromesso di imparare ad ascoltare senza avere sotto un testo scritto: vivere in chiesa quello che mi capita negli incontri quotidiani. Sono consapevole che non è facile praticare l’ascolto: a volte i collegamenti del cervello scattano in automatico e portano altrove.

L’annuncio di questa settimana: “Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo”, arriva con una chiarezza e forza che si realizza anche se non ne sono pienamente consapevole.
La ricerca dell’ascolto autentico, però, può aiutare a maturare uno stile di vita in cui la scoperta della “Parola che passa accanto” genera un’umanità nuova.


24 febbraio 2026

#passa_Parola n.64

 

Tra abbuffate e digiuni l'esperienza quotidiana oscilla nella ricerca di un equilibrio: una ricerca che, anch'essa, si muove fra entusiasmo e delusione. 
Anche i salmi penitenziali "finscono in gloria" e la resurrezione è molto più di un'ipotesi campata in aria.
#passa_Parola numero sessantaquattro è sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere integralmente qui di seguito.

«Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso.

Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode.»

Devo ancora smaltire pampepati, panettoni e pandori: per fortuna adesso arriva la Quaresima e ne approfitto per mettermi a dieta”; così commentava ieri il mio amico Guido (nome di fantasia). Gli ho prontamente risposto che se ragiona in questo modo è destinato a crollare nuovamente di fronte alle colombe e alle uova di cioccolato.

Tornando a casa ho ripensato al nostro dialogo e ho scoperto che anch'io, che mi ritengo un cristiano “più evoluto” di Guido, ragiono esattamente come lui: vado avanti fra alti e bassi, non solo nel cibo ma anche nella vita spirituale.

Leggo in anticipo il salmo 50 che verrà proclamato nella prima domenica di Quaresima: è famoso e struggente per il suo taglio penitenziale di consapevolezza del peccato. Mi commuovo: anche da bambino, quando lo sentivo cantare, mi dava una particolare sensazione che oggi definirei un “moto spirituale".

In questo momento, però, mi faccio ispirare dall'ultimo verso di gioia e di lode: so già di essere fun peccatore fragile e incostante ma vorrei vivere davvero nella consapevolezza che la resurrezione è già qui. Le “discese ardite e le risalite” della mia vita raggiungono equilibrio nell’incontro con Gesù: con Lui la sofferenza trova senso nella gioia della salvezza, mentre uno Spirito generoso apre le mie e nostre labbra per proclamare la lode infinita.

A Pasqua andrò a mangiare da Giulio.

16 febbraio 2026

#passa_Parola n.63

"Mentre scrivo gli occhi e gli orecchi mi regalano nuvole scure e tintinnio di pioggia battente; con Paolo cerco anche nel cuore l’alternativa al grigiore: la strada nuova è quella di abbandonarsi all’amore che non spiega ma accoglie e abbraccia."
L'avventura di #passa_Parola,  sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio, è arrivata al n.63: si può leggere anche qui di seguito

«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Paolo scrive ai Corinzi e, per spiegarsi meglio, modifica una frase di Isaia (64,3) rendendola più vicina alla sensibilità di chi ha già incontrato Gesù. Isaia parla solo di occhio e orecchio, Paolo aggiunge il cuore; Isaia richiama l’azione di Dio per chi confida in lui, Paolo evidenzia le meraviglie preparate da Dio in un rapporto di amore.
Non è un semplice cambio di parole: è una prospettiva totalmente diversa.
Paolo conferma che il cristianesimo è un rapporto d’amore personale e reciproco con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; non è una semplice adesione ad una “dottrina” con precetti più o meno condivisibili.
Non so se questa interpretazione è corretta: so che validi teologi leggono queste righe, confido in un loro richiamo nel caso fosse necessario.

Oggi con Isaia gli occhi e gli orecchi mi regalano nuvole scure e tintinnio di pioggia battente; con Paolo cerco anche nel cuore l’alternativa al grigiore: la strada nuova è quella di abbandonarsi all’amore che non spiega ma accoglie e abbraccia. È il mistero della bellezza e imperscrutabilità di ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano perché hanno scoperto di essere amati.
Il cammino è già indicato sulle orme di Gesù, mano nella mano con lo Spirito che
“conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.”

6 febbraio 2026

#passa_Parola n.62

 
Il timore e la trepidazione di San Paolo: un atteggiamento, sottovalutato anche oggi, che potrebbe  cambiare molte cose nella nostra vita.
#passa_Parola n. 62 sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio : brevi rifllessioni fra ricordi, parole, canzoni e relazioni umane.

Qui il testo integrale che, come d'abitudine, si legge in un minuto.

Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione”

San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, confessa di incontrare le persone sentendosi debole, timoroso e trepidante. Il suo atteggiamento va controcorrente anche oggi, in un periodo in cui prevale la spavalderia, magari condita con un po' di arroganza, per dimostrare di non aver paura degli altri, di saperne di più e di essere più convincente.

Penso a tanti missionari che ho conosciuto e conosco personalmente: capaci di spogliarsi della propria ricchezza culturale per immergersi nello stile di vita delle persone che li hanno accolti, hanno preparato i cuori alla ricerca della presenza di Dio.

Poco prima di mettermi a scrivere queste righe ho avuto un confronto molto bello con una persona che mi sta particolarmente a cuore: insieme riflettevamo sull'importanza di sentirsi visti da parte degli altri e di come questo possa far piacere sia a chi è riconosciuto sia a chi riconosce.

Ogni persona può crescere grazie alle relazioni che le permettono di scoprire se stessa, di scoprire gli altri e di farsi scoprire dagli altri.

San Paolo più avanti scriverà “mi sono fatto tutto a tutti”, la saggezza popolare definisce questo atteggiamento “mettersi nei panni degli altri”.

Volevamo un altro punto di vista e abbiamo ascoltato la canzone “Io sono l'altro” di Nicolò Fabi: il ritornello dice “Quelli che vedi/Sono solo i miei vestiti/Adesso facci un giro/E poi mi dici”.

Si chiama anche “empatia”: la forza gentile che può salvare il mondo.

 

30 gennaio 2026

#passa_Parola n.61

Il numero 61 di #passa_Parola (appena pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio ) l'ho scritto durante una bella vacanza in un posto caldo (in famiglia e nella natura). Si è trattato di un dono reso ancora più speciale quando ho letto il brano del profeta Sofonia: sono sicuro che parla di me scrivendo che "potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti".
Penso valga per me e per tutte le persone che lo sentiranno proclamare alla messa domenicale.
In più ho scoperto che la bellezza che ho incontrato lontano da casa può aiutarmi a vivere meglio ciò che mi sta attorno nella quotidianità: nella meraviglia di poter essere ovunque a casa anche le "persone moleste" trovano uno spazio di significato.

Ecco il testo integrale.

“Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.”

Il profeta Sofonia mi viene incontro mentre assaporo un dolce tramonto sull’Oceano Atlantico: il sole scende alle mie spalle così come stamattina è sorto davanti ai miei occhi.

Poter riposare per qualche giorno nella serenità di un luogo in cui la natura prevale chiaramente sull’intervento dell'uomo è certamente un privilegio di cui sto scoprendo la bellezza.

Mi accorgo che è molto facile agitarmi nella frenesia dei fatti quotidiani al punto di rischiare di perdere il gusto di apprezzare le meraviglie che mi circondano.

Così i pappagalli che si inseguono sulle palme qui attorno mi possono aiutare a rivalutare gli uccelli che volteggiano sulla magnolia davanti a casa mia in Viale Krasnodar;  la statua della Vergine della Candelaria (che si celebra il 2 febbraio) mi rimanda alla Madonna delle Grazie che accompagna la fede dei Ferraresi.

Il riposo sull’isola può essere forza di vita nella penisola: le montagne disegnate dalla lava, che diventano neri scogli a contatto con l’ oceano, mi aiutano a rivalutare la verde pianura che, attraverso il grande fiume, raggiunge un mare meno maestoso ma non per questo privo di senso.

È il  fascino e il gusto di pascolare e riposare: la bellezza di provare ad avere il cuore libero da iniquità e menzogne per scoprire di sentirsi ovunque a casa.


 

20 gennaio 2026

#passa_Parola n.60

Discordie, divisioni, conflitti da gestire: esperienze comuni nella società, nella chiesa, in famiglia a scuola. Da Corinto a casa nostra e in giro per il mondo...
Il confronto non superficiale coi giovani apre il cuore.
I millecinquecento caratteri  della rubrica #passa_Parola si leggono in un minuto sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio    oppure qui di seguito

«Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».

La lettera ai Corinzi continua a proporre situazioni storiche e contemporanee nello stesso tempo. Cloe, una donna in gamba attenta alle dinamiche della chiesa nascente e pronta a mettersi a servizio, segnala a Paolo le discordie presenti a Corinto.

Penso che tanti come Cloe e Paolo (e me) assistano anche oggi a discordie e divisioni fra idee e pratiche anche all’interno della Chiesa.
Se la naturale conflittualità fosse vissuta con spirito costruttivo porterebbe ad una crescita comune, ma lasciata alla rigida contrapposizione produce fratture a volte insanabili.

Proprio in questi giorni ho passato diverse mattine in un istituto superiore della città: in alcuni esponenti del Movimento Nonviolento abbiamo condiviso con ragazzi e ragazze diversi laboratori per la gestione nonviolenta dei conflitti. 

L’energia positiva che ho ricevuto dai giovani è impagabile e la loro risposta alle nostre “provocazioni” fa sperare che sia possibile un modo di convivere nel dialogo e nella ricerca della pace che si costruisce insieme. Non è facile, ma la strada del rispetto, dall’ascolto, dalla collaborazione empatica è necessaria per vivere pienamente la nostra umanità.

Così può essere anche nella Chiesa, dove queste dimensioni trovano conferma nella certezza che Dio creatore si è fatto uomo in Gesù e ci accompagna con lo Spirito.

 

16 gennaio 2026

#passa_Parola n. 59

La seconda lattura di questa settimana (quando riprendono le pubblicazioni del settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio dopo la pausa natalizia) riporta il saluto che San Paolo rivolge ai cristiani di Corinto.
A sentirlo proclamare durante la messa mi è sempre sembrato un testo con molta forma e poca sostanza: in realtà leggendolo in anticipo, con la dovuta calma e partecipazione interiore, ho scoperto una grande ricchezza di spunti.
#passa_Parola,  oltre che sul giornale di carta si può leggere anche qui di seguito.

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”

Metto tutto il testo della lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo ai fedeli di Corinto: ho sempre fatto fatica a cogliere il contenuto spirituale in mezzo ad una formula di saluto. Per fortuna, grazie a questa rubrica, sono costretto a leggere i testi in anticipo, così ho scoperto una ricchissima esperienza di chiesa viva.

Paolo e Sòstene ci inviano la grazia e la pace che vengono da Dio Padre e dal Signore Gesù. 
Il saluto, rivolto inizialmente ai Corinzi, è subito allargato a chi è stato santificato in Cristo Gesù e poi “a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro”. Ci siamo tutti nell'indirizzo di questa lettera.

Per ricevere il dono di grazia della santificazione in Cristo Gesù non è necessario avere in tasca tessere di gruppi esclusivi: il dono è gratuito; dato una volta per tutte richiede la sola disponibilità di un cuore semplice e aperto. 

Condivido coi Corinzi l’emozione di sentire spiegare il saluto e l'annuncio: una lettura “su misura” che ognuno di noi può gustare partecipando alla Messa nella sua comunità di appartenenza. 
Un modo bello e semplice per rientrare nel tempo ordinario dell'anno liturgico.



 

6 gennaio 2026

"Un seme al giorno": dal 5 al 10 gennaio tocca a me commentare il vangelo quotidiano

Con questa presentazione  vengo proposto come commentatore del vangelo quotidiano nella settimana conclusiva del Tempo di Natale. E' l'iniziativa "Un seme al giorno" della Diocesi di Ferrara-Comacchio.

Il commento del 5 gennaio è disponibile a questo link  Seme del 5 gennaio

Il 6 gennaio pausa per l'Epifania.

Dal 7 al 10 il commento sarà disponibile per un giorno alla volta a questo link: Un seme al giorno

Per chi vuole leggere meglio, qui di seguito c'è il testo della presentazione.

Sono nato nel 1958 e attualmente sono in pensione. Sono iscritto all'Azione Cattolica da quando avevo 11 anni: oltre a incarichi e collaborazioni ai vari livelli diocesani regionali e nazionali, ho avuto la fortuna di vivere una stagione fantastica nella quale all'interno dell'ACR si promuoveva la catechesi esperienziale anche come strumento per valorizzare la creatività delle persone. È stato così che ho cominciato a scrivere, a elaborare progetti, a suonare e comporre canzoni: tutte attività che continuano ad accompagnarmi e mi hanno sostenuto nella mia vita professionale culturale religiosa e familiare. Sono sposato con Fabrizia detta Bicia: abbiamo cinque figli e come famiglia affidataria abbiamo ospitato, dal 2010 ad oggi, 12 minori in affido.

Sono obiettore di coscienza (ho svolto il servizio civile alternativo al militare) e sono attivo nel movimento nonviolento. Sono socio di Banca Etica e come volontario di VialeK faccio servizio in mensa. Collaboro ad un corso di chitarra e coro nella Casa circondariale di Ferrara.

Abito in Viale Krasnodar a Ferrara e frequento la Parrocchia di Sant'Agostino: nel Comitato “Koesione22” sono coinvolto nella promozione della socializzazione e della qualità della vita degli abitanti della zona.

Faccio parte del gruppo promotore della causa per la beatificazione di Laura Vincenzi.