Tra abbuffate e digiuni l'esperienza quotidiana oscilla nella ricerca di un equilibrio: una ricerca che, anch'essa, si muove fra entusiasmo e delusione.
Anche i salmi penitenziali "finscono in gloria" e la resurrezione è molto più di un'ipotesi campata in aria.
«Rendimi
la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso.
Signore,
apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode.»
“Devo
ancora smaltire pampepati, panettoni e pandori: per fortuna adesso
arriva la Quaresima e ne approfitto per mettermi a dieta”; così
commentava ieri il mio amico Guido (nome di fantasia). Gli ho
prontamente risposto che se ragiona in questo modo è destinato a
crollare nuovamente di fronte alle colombe e alle uova di cioccolato.
Tornando
a casa ho ripensato al nostro dialogo e ho scoperto che anch'io, che
mi ritengo un cristiano “più evoluto” di Guido, ragiono
esattamente come lui: vado avanti fra alti e bassi, non solo nel cibo
ma anche nella vita spirituale.
Leggo
in anticipo il salmo 50 che verrà proclamato nella prima domenica di
Quaresima: è famoso e struggente per il suo taglio penitenziale di
consapevolezza del peccato. Mi commuovo: anche da bambino, quando lo
sentivo cantare, mi dava una particolare sensazione che oggi
definirei un “moto spirituale".
In
questo momento, però, mi faccio ispirare dall'ultimo verso di gioia
e di lode: so già di essere fun peccatore fragile e incostante ma
vorrei vivere davvero nella consapevolezza che la resurrezione è già
qui. Le “discese ardite e le risalite” della mia vita raggiungono
equilibrio nell’incontro con Gesù: con Lui la sofferenza trova
senso nella gioia della salvezza, mentre uno Spirito generoso apre le
mie e nostre labbra per proclamare la lode infinita.
A
Pasqua andrò a mangiare da Giulio.
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