25 aprile 2026

#passa_Parola n. 73

In un periodo in cui la cronaca quotidiana propone personaggi “Horripilanti” trovo sollievo nella natura primaverile, nelle voci dei bambini, nella musica autoprodotta. La Pasqua del 2026 mi aiuta a riscoprire il Salmo 22 che mi accompagna nei luoghi della mia vita, fra cui uno speciale che si chiama Wilolesi.
Ringrazio il settimanale  La Voce di Ferrara-Comacchio che accoglie le mie fantasticherie chiamate #passa_Parola: siamo arrivati al n. 73 che si può leggere qui di seguito.

Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.”

Sto scrivendo nella quiete di una mattina in cui la primavera regala luci, suoni e colori. La stavo aspettando e, leopardianamente, la sento brillare ed esultare e mi si intenerisce il cuore: in un periodo in cui la cronaca quotidiana propone personaggi “Horripilanti” trovo sollievo nella natura primaverile.

Anche i rumori consueti del traffico si fanno lievi e le finestre aperte mi consegnano sonorità tenui in cui i canti dei merli dominano senza essere invasivi.

La memoria mi riporta naturalmente alle mattinate passate alla Nyumba Ali in Tanzania: emozioni e sensazioni concrete da conservare in un angolo speciale del cuore. Mi fa piacere ritrovare e rinsaldare un legame di senso tra le diverse esperienze della mia vita.

Poi, in Viale Krasnodar come a Wilolesi, arriva l’intervallo a scuola e l’aria si riempie delle voci dei bambini: dai cortili, sorvegliati dal personale docente, si diffondono le urla che accompagnano giochi, corse e litigi. 

È in questo squarcio di vita che il salmo 22 mi riempie di speranza: lo leggo e lo canto prima dentro di me poi a voce alta accompagnandomi con la chitarra. 
Provo anche ad inventare una musica con accordi maggiori, quelli che aprono solidi orizzonti armonici accessibili ad uno “strimpellatore da campo scuola” come me.

Non so cosa ne verrà fuori, probabilmente sarà l’ennesimo file audio di cui mi dimenticherò: adesso mi serve per esprimere la mia permanenza nel senso della Pasqua 2026.

17 aprile 2026

#passa_Parola n.72

Quando ho scritto #passa_Parola n. 72, perché fosse pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio del 17 aprile, non si era ancora scatenata l'ira scomposta del presidente pro-tempore degli Stati Uniti nei confronti di Papa Leone XIV. 

Quello che sta succedendo conferma che “vivere quaggiù come stranieri” è ancora una grande sfida. In ogni caso è sempre più chiaro che chi detiene il potere e sfrutta i poveri, alimentando violenza, guerre e devastazioni, non può pensare di farlo in nome  di Dio. 

Ecco il testo integrale.

Comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.”

So che le letture domenicali tornano ogni tre anni, perciò controllo cosa ho scritto nel 2023 (nella rubrica “Il Foglietto in tasca”) per evitare di ripetermi: quando me ne accorgo cambio brano. Recentemente, però, ho ripubblicato lo stesso identico pezzo di tre anni fa: siccome tutti i contributi sono pubblici e riportati sul mio blog https://pieffe.blogspot.com, se qualche lettore o lettrice vuole verificare può farlo tranquillamente.

Ora, però, ripropongo la stessa frase dalla prima lettera di Pietro con un commento diverso: a distanza di tre anni è ancora più difficile vivere “quaggiù come stranieri”. Dio viene sempre più invocato per la guerra e chi cerca la pace si trova inascoltato, ai margini della società.

Per fortuna proprio in questi giorni Papa Leone XIV, parlando al Sinodo della Chiesa di Baghdad dei Caldei, ha detto parole chiarissime su quale deve essere il comportamento di chi vuole vivere nel vero “timore di Dio”. Eccone alcune.

Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.”

Chissà cosa scriverò fra tre anni.

 

12 aprile 2026

#passa_Parola n.71


L'antifona d'ingresso della messa di questa domenica (12 aprile) propone una frase tratta dalla prima lettera di San Pietro. Il "pescatore di uomini", che presiedeva la Chiesa nascente,  invita tutti i credenti a  essere come bambini appena nati  che desiderano il genuino latte spirituale: un desiderio forte anche oggi. Avere a che fare con neonati aiuta  a capire meglio il senso di un'esperienza in cui si è coinvolti in una dimensione che supera il ragionamento  e l'emozione: penso sia un preludio della vita eterna.

Il numero 71 di #passa_Parola  è pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere anche qui di seguito.

Come bambini appena nati desiderate il genuino latte spirituale: vi farà crescere verso la salvezza. Alleluia.”

Nella prima domenica dopo Pasqua la mia attenzione è caduta sull’antifona d’ingresso: la ascolterò evitando le distrazioni che mi allontanano da quello che si celebra.

La frase è tratta dalla prima lettera di Pietro e, con un’immagine di vita quotidiana, ci mette di fronte ad una grande verità: i neonati cercano il sostentamento fondamentale per rimanere in vita e crescere. È un atteggiamento che quelli come me, che amano definirsi adulti, dovrebbero riscoprire.

L'antifona si chiude con “Alleluia”: l’adesione di ciascuno di noi alla ricerca del genuino latte spirituale, il nutrimento che ci farà crescere verso la salvezza.

Come il latte per i neonati anche il latte spirituale si condivide nel rapporto fra persone, nel contatto anche fisico fra chi allatta e chi è allattato. Come padre affidatario ho sperimentato di persona l’allattamento col latte artificiale: ho assaporato il flusso di emozioni, sguardi, odori che unisce due persone in quel momento. È uno stato d’animo che ha pochi eguali nella vita: è sicuramente una piccola parte di ciò che succede con l’allattamento al seno ma è, comunque, un’opportunità offerta a chiunque.

Immagino così la ricerca del latte spirituale che fa crescere verso la salvezza: un rapporto profondo fra persone che cercano ciò che conta nella vita e lo condividono nella profondità della tenerezza che nasce dall’amore gratuito. Un anticipo di quello che sarà riceverlo direttamente tra le braccia di Dio.

 

4 aprile 2026

#passa_Parola n.70


Buona Pasqua 2026, da me, dal mio collo e dai miei occhi (e da San Paolo): alla ricerca delle "cose di lassù".
#passa_Parola n. 70 è sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio della domenica di Pasqua e si può leggere anche qui.

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.”

Scrivo queste righe otto giorni prima di Pasqua: vorrei che fossero l’augurio per una Pasqua di vera resurrezione ad ogni persona che avrà la pazienza di leggerle.

Dopo aver scelto la frase dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi (che verrà letta nella messa del giorno di Pasqua) sono uscito per andare a fare la spesa a piedi nel supermercato vicino a casa: appena sceso in strada ho tirato fuori il cellulare per guardare messaggi, verificare notizie e “scrollare” in modo compulsivo sui social.

Ad un certo punto il mio collo mi ha detto “Fermati! Non senti quanto sto soffrendo a stare piegato per farti guardare in basso? Cosa stai cercando? Alza lo sguardo e renditi conto che oggi è una bellissima giornata.”

Era la prima volta che mi parlava in modo così esplicito, così ho deciso di dargli retta. In effetti, muovendo il collo in senso opposto, ho potuto ammirare un cielo azzurro senza nuvole e senza aerei. Ho potuto assaporare una giornata limpida che ha allontanato il maltempo dei giorni precedenti.

Nel pieno delle contraddizioni di chi proclama le parole di San Paolo e poi si comporta all'opposto, ho capito che “le cose di lassù” si cercano nella coerenza e nella disponibilità di stare davvero fuori dal sepolcro: la vita di ogni giorno è già (qui e ora) un ponte che ci accompagna “lassù” nella pienezza dell’incontro con Gesù risorto.

Buona Pasqua 2026.