Il timore e la trepidazione di San Paolo: un atteggiamento, sottovalutato anche oggi, che potrebbe cambiare molte cose nella nostra vita.
#passa_Parola n. 62 sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio : brevi rifllessioni fra ricordi, parole, canzoni e relazioni umane.Qui il testo integrale che, come d'abitudine, si legge in un minuto.
“Mi
presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione”
San
Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, confessa di incontrare le
persone sentendosi debole, timoroso e trepidante. Il suo atteggiamento
va controcorrente anche oggi, in un periodo in cui prevale la
spavalderia, magari condita con un po' di arroganza, per dimostrare
di non aver paura degli altri, di saperne di più e di essere più
convincente.
Penso
a tanti missionari che ho conosciuto e conosco personalmente: capaci
di spogliarsi della propria ricchezza culturale per immergersi nello
stile di vita delle persone che li hanno accolti, hanno preparato i
cuori alla ricerca della presenza di Dio.
Poco
prima di mettermi a scrivere queste righe ho avuto un confronto molto
bello con una persona che mi sta particolarmente a cuore: insieme
riflettevamo sull'importanza di sentirsi visti da parte degli altri e
di come questo possa far piacere sia a chi è riconosciuto sia a chi
riconosce.
Ogni
persona può crescere grazie alle relazioni che le permettono di
scoprire se stessa, di scoprire gli altri e di farsi scoprire dagli
altri.
San
Paolo più avanti scriverà “mi sono fatto tutto a tutti”, la
saggezza popolare definisce questo atteggiamento “mettersi nei
panni degli altri”.
Volevamo
un altro punto di vista e abbiamo ascoltato la canzone “Io sono
l'altro” di Nicolò Fabi: il ritornello dice “Quelli che
vedi/Sono solo i miei vestiti/Adesso facci un giro/E poi mi dici”.
Si
chiama anche “empatia”: la forza gentile che può salvare il
mondo.