30 gennaio 2026

#passa_Parola n.61

Il numero 61 di #passa_Parola (appena pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio ) l'ho scritto durante una bella vacanza in un posto caldo (in famiglia e nella natura). Si è trattato di un dono reso ancora più speciale quando ho letto il brano del profeta Sofonia: sono sicuro che parla di me scrivendo che "potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti".
Penso valga per me e per tutte le persone che lo sentiranno proclamare alla messa domenicale.
In più ho scoperto che la bellezza che ho incontrato lontano da casa può aiutarmi a vivere meglio ciò che mi sta attorno nella quotidianità: nella meraviglia di poter essere ovunque a casa anche le "persone moleste" trovano uno spazio di significato.

Ecco il testo integrale.

“Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.”

Il profeta Sofonia mi viene incontro mentre assaporo un dolce tramonto sull’Oceano Atlantico: il sole scende alle mie spalle così come stamattina è sorto davanti ai miei occhi.

Poter riposare per qualche giorno nella serenità di un luogo in cui la natura prevale chiaramente sull’intervento dell'uomo è certamente un privilegio di cui sto scoprendo la bellezza.

Mi accorgo che è molto facile agitarmi nella frenesia dei fatti quotidiani al punto di rischiare di perdere il gusto di apprezzare le meraviglie che mi circondano.

Così i pappagalli che si inseguono sulle palme qui attorno mi possono aiutare a rivalutare gli uccelli che volteggiano sulla magnolia davanti a casa mia in Viale Krasnodar;  la statua della Vergine della Candelaria (che si celebra il 2 febbraio) mi rimanda alla Madonna delle Grazie che accompagna la fede dei Ferraresi.

Il riposo sull’isola può essere forza di vita nella penisola: le montagne disegnate dalla lava, che diventano neri scogli a contatto con l’ oceano, mi aiutano a rivalutare la verde pianura che, attraverso il grande fiume, raggiunge un mare meno maestoso ma non per questo privo di senso.

È il  fascino e il gusto di pascolare e riposare: la bellezza di provare ad avere il cuore libero da iniquità e menzogne per scoprire di sentirsi ovunque a casa.


 

20 gennaio 2026

#passa_Parola n.60

Discordie, divisioni, conflitti da gestire: esperienze comuni nella società, nella chiesa, in famiglia a scuola. Da Corinto a casa nostra e in giro per il mondo...
Il confronto non superficiale coi giovani apre il cuore.
I millecinquecento caratteri  della rubrica #passa_Parola si leggono in un minuto sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio    oppure qui di seguito

«Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».

La lettera ai Corinzi continua a proporre situazioni storiche e contemporanee nello stesso tempo. Cloe, una donna in gamba attenta alle dinamiche della chiesa nascente e pronta a mettersi a servizio, segnala a Paolo le discordie presenti a Corinto.

Penso che tanti come Cloe e Paolo (e me) assistano anche oggi a discordie e divisioni fra idee e pratiche anche all’interno della Chiesa.
Se la naturale conflittualità fosse vissuta con spirito costruttivo porterebbe ad una crescita comune, ma lasciata alla rigida contrapposizione produce fratture a volte insanabili.

Proprio in questi giorni ho passato diverse mattine in un istituto superiore della città: in alcuni esponenti del Movimento Nonviolento abbiamo condiviso con ragazzi e ragazze diversi laboratori per la gestione nonviolenta dei conflitti. 

L’energia positiva che ho ricevuto dai giovani è impagabile e la loro risposta alle nostre “provocazioni” fa sperare che sia possibile un modo di convivere nel dialogo e nella ricerca della pace che si costruisce insieme. Non è facile, ma la strada del rispetto, dall’ascolto, dalla collaborazione empatica è necessaria per vivere pienamente la nostra umanità.

Così può essere anche nella Chiesa, dove queste dimensioni trovano conferma nella certezza che Dio creatore si è fatto uomo in Gesù e ci accompagna con lo Spirito.

 

16 gennaio 2026

#passa_Parola n. 59

La seconda lattura di questa settimana (quando riprendono le pubblicazioni del settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio dopo la pausa natalizia) riporta il saluto che San Paolo rivolge ai cristiani di Corinto.
A sentirlo proclamare durante la messa mi è sempre sembrato un testo con molta forma e poca sostanza: in realtà leggendolo in anticipo, con la dovuta calma e partecipazione interiore, ho scoperto una grande ricchezza di spunti.
#passa_Parola,  oltre che sul giornale di carta si può leggere anche qui di seguito.

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”

Metto tutto il testo della lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo ai fedeli di Corinto: ho sempre fatto fatica a cogliere il contenuto spirituale in mezzo ad una formula di saluto. Per fortuna, grazie a questa rubrica, sono costretto a leggere i testi in anticipo, così ho scoperto una ricchissima esperienza di chiesa viva.

Paolo e Sòstene ci inviano la grazia e la pace che vengono da Dio Padre e dal Signore Gesù. 
Il saluto, rivolto inizialmente ai Corinzi, è subito allargato a chi è stato santificato in Cristo Gesù e poi “a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro”. Ci siamo tutti nell'indirizzo di questa lettera.

Per ricevere il dono di grazia della santificazione in Cristo Gesù non è necessario avere in tasca tessere di gruppi esclusivi: il dono è gratuito; dato una volta per tutte richiede la sola disponibilità di un cuore semplice e aperto. 

Condivido coi Corinzi l’emozione di sentire spiegare il saluto e l'annuncio: una lettura “su misura” che ognuno di noi può gustare partecipando alla Messa nella sua comunità di appartenenza. 
Un modo bello e semplice per rientrare nel tempo ordinario dell'anno liturgico.



 

6 gennaio 2026

"Un seme al giorno": dal 5 al 10 gennaio tocca a me commentare il vangelo quotidiano

Con questa presentazione  vengo proposto come commentatore del vangelo quotidiano nella settimana conclusiva del Tempo di Natale. E' l'iniziativa "Un seme al giorno" della Diocesi di Ferrara-Comacchio.

Il commento del 5 gennaio è disponibile a questo link  Seme del 5 gennaio

Il 6 gennaio pausa per l'Epifania.

Dal 7 al 10 il commento sarà disponibile per un giorno alla volta a questo link: Un seme al giorno

Per chi vuole leggere meglio, qui di seguito c'è il testo della presentazione.

Sono nato nel 1958 e attualmente sono in pensione. Sono iscritto all'Azione Cattolica da quando avevo 11 anni: oltre a incarichi e collaborazioni ai vari livelli diocesani regionali e nazionali, ho avuto la fortuna di vivere una stagione fantastica nella quale all'interno dell'ACR si promuoveva la catechesi esperienziale anche come strumento per valorizzare la creatività delle persone. È stato così che ho cominciato a scrivere, a elaborare progetti, a suonare e comporre canzoni: tutte attività che continuano ad accompagnarmi e mi hanno sostenuto nella mia vita professionale culturale religiosa e familiare. Sono sposato con Fabrizia detta Bicia: abbiamo cinque figli e come famiglia affidataria abbiamo ospitato, dal 2010 ad oggi, 12 minori in affido.

Sono obiettore di coscienza (ho svolto il servizio civile alternativo al militare) e sono attivo nel movimento nonviolento. Sono socio di Banca Etica e come volontario di VialeK faccio servizio in mensa. Collaboro ad un corso di chitarra e coro nella Casa circondariale di Ferrara.

Abito in Viale Krasnodar a Ferrara e frequento la Parrocchia di Sant'Agostino: nel Comitato “Koesione22” sono coinvolto nella promozione della socializzazione e della qualità della vita degli abitanti della zona.

Faccio parte del gruppo promotore della causa per la beatificazione di Laura Vincenzi.




 

26 dicembre 2025

#passa_Parola n.58

La Voce di Ferrara-Comacchio prima del meritato riposo natalizio (tornerà il 16 gennaio) pubblica un testo che in tanti aspettavamo: la giusta interpretazione del brano della lettera di Paolo ai Colossesi    “Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.”

Si può leggere, oltre che nella rubrica #passa_Parola, qui di seguito.

Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza.”

Questo passaggio della lettera di Paolo ai Colossesi è da sempre fonte di dibattiti che a volte rischiano di degenerare in litigi.

Cercavo una chiave di lettura per far sì che questa Parola passasse veramente attraverso la mia vita, ma non ne trovavo nessuna. Poi è successo che ho fatto un viaggio lampo a Roma: così sono andato sotto la statua di Paolo in Piazza San Pietro e mi sono rivolto direttamente a lui: “Non sei stanco di tenere in mano quella spada? Sarebbe ora di dire che la spada non ha mai convertito nessuno, nemmeno ai tuoi tempi se la brandivi tu? Poi, già che ci sei, spiegami una volta per tutte quella storia delle mogli sottomesse ai mariti...e comunque ricordati che ti voglio bene!”

La notte stessa mi è apparso in sogno. Aveva in mano un pezzo di stoffa che stava rammendando e mi ha detto: “Grazie, ti voglio bene anch’io. Hai ragione, mi piacerebbe che invece della spada mi venisse riconosciuto come simbolo il filo che rammenda. È stato Gesù a dire di riporre la spada: valeva nel Getsemani e vale per sempre.

La lettera ai Colossesi la dettavo a Timoteo. La frase era “Voi mogli siate una cosa sola coi vostri mariti, come c’è scritto nella Genesi” e lo stesso dicevo ai mariti.

C’era un po’ di rumore di telai, si vede che c'è stato qualche fraintendimento: quando la lettera è partita non ho più potuto correggerla. Adesso che lo sai ti autorizzo a farlo sapere in giro.”

Io ci provo.

 

20 dicembre 2025

#passa_Parola n.57

Il desiderio  di avere mani innocenti e cuore puro e di individuare gli idoli che distraggono dalla verità mi aiutano ad avvicinarmi a questo Natale.
Sarà un "Natale di  ripartenza"?
Lo auguro a me e a tutti nella fiducia che è possibile salire il monte del Signore:
l'esempio di Francesco "Checco" Molinaro lo dimostra.
#passa_Parola n.57 si legge sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio che precede il Natale e anche qui di seguito. 

Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo?

Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli.”

Nella domenica che precede il Natale ogni pensiero si colora di fiducia: Dio è in mezzo a noi. La sua onnipotenza si è fatta vicina nella fragilità di un bambino, nella realtà concreta della sua crescita, nel suo cammino fra gli uomini e le donne fino alla morte in croce e alla resurrezione. Mettere in fila queste parole è facile, può sembrare una formula imparata a memoria: le rileggo e mi rendo conto di quanta strada devo ancora fare per crederci davvero e, soprattutto, per allineare la mia vita a quello che dichiaro.

Il salmo 23 che proclameremo insieme nelle Messe del 21 dicembre, aiuta a fare un passo avanti evidenziando che la vicinanza al Signore si ottiene con mani innocenti e cuore puro, senza rivolgersi agli idoli.

Dedicherò qualche minuto a segnare su un foglietto quali sono gli idoli che mi attirano: è un esercizio, anche questo, apparentemente semplice ma l’ultima volta che l’ho fatto mi ha riservato diverse sorprese.

Per le mani innocenti e il cuore puro, invece, cerco di accogliere le esperienze quotidiane che mi propongono testimoni veri. Uno speciale l’abbiamo salutato qualche giorno fa: Checco Molinaro. Amava far fatica in montagna, ma la sua vita accanto agli ultimi è la funivia che lo ha fatto salire immediatamente in cima al monte del Signore.

Insieme a lui festeggio il “Natale di ripartenza" che auguro a ogni persona che legge queste righe.

 

12 dicembre 2025

#passa_Parola n. 56

La lettera di Giacomo propone un atteggiamento importante nella vita di ogni uomo: la costanza. Prendendo spunto dall'esperienza dell'agricoltore c'è un insegnamento anche per noi, gente del terzo millennio.
Mentre scrivevo mi è venuto uno slancio di assonanze: non ho resistito e ho scritto questa frase "Nella sostanza della costanza so che costa sostare in quella stanza, ma la conoscenza dell’amore diventa l’urgenza della presenza, della presa di coscienza: dell’impegno, di cui non puoi fare senza.".
Spero che i miei lettori mi perdoneranno compreso quello che qualche giorno fa mi ha detto che a volte fa fatica a capire quello che scrivo...

#passa_Parola n. 56 si può leggere sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio oppure qui di seguito.

Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.”

San Giacomo, con un esempio efficace e diretto aiuta a fare passi avanti nel cammino verso il Natale. Siamo nella vita concreta, nella fatica dei campi, duemila anni fa come oggi: fatica che richiede rispetto della natura, dei tempi giusti per l’uomo e per l’ambiente.

C’è, poi, il ripetuto richiamo alla costanza che si presenta come una vera e propria provocazione. Nella società del “tutto e subito”, incentrata sull’appagamento immediato delle pulsioni individuali, che valore ha la costanza? “La goccia che fa traboccare il vaso” è senz’altro più di moda rispetto a “Gutta cavat lapidem” (lo scrivo in latino apposta per stimolare la costanza nel mantenere l’attenzione di chi legge queste righe).

Andare avanti nonostante le delusioni, “tenere botta", rialzarsi, riannodare i fili di relazioni interrotte sono ancora atti rivoluzionari che distinguono gli uomini di buona volontà. Credenti o no sono quelli di cui parla l’inizio del Gloria: uomini e donne che giustamente, ora vengono definiti “amati dal Signore".

Nella sostanza della costanza so che costa sostare in quella stanza, ma la conoscenza dell’amore diventa l’urgenza della presenza, della presa di coscienza: dell’impegno, di cui non puoi fare senza.

Chi vuole può ascoltare “Goccia dopo goccia” scoprendo la profondità di alcuni canti dello “Zecchino d’oro”.

 

3 dicembre 2025

#passa_Parola n. 55

Tra virgulti, tronchi, germogli  e rami: attraverso Isaia la natura propone stimoli e riflessioni.
Qualcosa di nuovo cresce nonostante l'incuria dell'uomo: sono capace di accorgermene?
Chi posso prendere come esempio?
La Voce di Ferrara-Comacchio nella seconda settimana di Avvento pubblica #passa_Parola n. 55: il testo integrale si può leggere anche qui.


In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.”

Quel giorno di cui parla Isaia è oggi, è il tempo che ci è donato: quello in cui aprire gli occhi, le orecchie, il cuore per accogliere il virgulto che sta spuntando dalle radici della nostra storia.

Il virgulto è un germoglio, una pianta giovane, un ramo sottile che si protende verso il cielo: è quello che vedo nel cortile del palazzo di periferia in cui abito. Spuntato dai resti di un albero malato che è stato abbattuto, ha la forza e l'imprevedibilità della vita che esplode nonostante l’incuria dell'uomo.

Io stesso sono già un albero con qualche anno sotto la corteccia e mi chiedo se favorisco la crescita di nuovi virgulti o se, invece, con la mia presenza ingombrante, soffoco ogni novità che mi spunta intorno. Non so dare una risposta se non provare ad affidarmi a Dio chiedendo la forza e la fiducia per vedere, accogliere e accompagnare ciò che di nuovo sta nascendo.

Cerco, perciò, chi mi può essere di esempio: i testimoni veri con cui ho avuto la fortuna di fare un po’ di strada. Penso a Luisa, la mamma di Laura Vincenzi che da poco si è ricongiunta con sua figlia in Paradiso: l’ho conosciuta come un concentrato di forza e mitezza capace tenere insieme, nella gioia e nella sofferenza, tante persone dentro e fuori dalla sua famiglia. Donne e uomini come lei rappresentano il tronco su cui tanti virgulti prendono forza: la santità nella concretezza della vita quotidiana che, senza proclami, dà vita a giovani piante che sanno innalzarsi oltre le nuvole.


29 novembre 2025

#passa_Parola n.54

Inizia l'Avvento e io mi sento un “avventizio”, quello che, in un posto di lavoro, è in prova e cerca di imparare dai più esperti.
Una consapevolezza da approfondire per essere sempre più pronto a rinnovare l'esperienza della vita quotidiana.
Gli abituali millecinquecento caratteri scritti sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio  si possono leggere anche qui di seguito.

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.”

Inizia l’Avvento e l’invito di San Paolo a svegliarsi è quanto mai opportuno. Svegliarsi è un po’ come rinascere, desiderosi di mettersi in gioco con un’attenzione e un entusiasmo che il sonno non consente..

Siamo in Avvento e mi sento un “avventizio”, quello che, in un posto di lavoro, è in prova e cerca di imparare dai più esperti. Anche il dizionario Treccani online, fra tanto significati tecnici, indica avventizio come “instabile, incerto, provvisorio”. Essere avventizio, perciò, è stare pienamente nella dinamica di ricerca che, secondo me, descrive la vita quotidiana di chi prova a camminare accanto a Gesù.

Ma non c’è solo la precarietà: avventizie sono anche “gemme che non si formano nelle sedi normali della pianta (ascelle delle foglie o apice dei rami) ma si originano, anche casualmente, in altre sedi della pianta.”

Ecco come vorrei vivere questo Avvento del 2025: sveglio dal sonno, consapevole del momento e dei miei limiti e, contemporaneamente, capace di sorprendermi per le gemme che ritrovo in luoghi inattesi. Il tutto con la consapevolezza di non vagare invano perché è l’Avvento di un tempo nuovo che è già qui e, contemporaneamente, mi chiama in causa per realizzarsi nella sua pienezza. Non è una speranza: è la certezza che “la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti”.

22 novembre 2025

#passa_Parola n. 53


Buon Anno (liturgico) Nuovo! 
Auguri sinceri di vero rinnovamento a tutte le persone che passeranno da queste parti.
La Voce di Ferrara-Comacchio pubblica #passa_Parola anche in questa settimana, quella in cui finisce l'anno liturgico.
E' un momento da festeggiare: come in ogni capodanno la fine coincide con l'inizio.

Il Buon Anno nasce pensando a persone che conosco (forse della mia parrocchia?) ma si allarga a tutte quelle, credenti e non, che cercano di "pacificare e riconciliare tutte le cose".

Ecco il testo integrale.

È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.”
Nella Chiesa è capodanno: con la domenica “di Cristo Re” finisce l’anno liturgico. Mi aspetto un bel clima di festa prima, durante e dopo la messa domenicale: voglio ricordarmi di salutare le persone augurando loro un vero “Buon Anno!”
Buon Anno alla signora che arriva spingendo il suo carrellino. La vedo in giro per il quartiere a curare varie piante negli spazi pubblici. Strappa le erbacce e regala sorrisi: spero di raggiungerla prima che riparta verso casa.
Buon anno alla famiglia originaria del Camerun che occupa un banco in chiesa: i bambini faticano a stare fermi, durante i canti si vede che avrebbero voglia di ballare. Mi piacerebbe che potessero scatenarsi: le cose della terra e quelle dei cieli sono state riappacificate, ci sarebbe da ballare finché le gambe reggono.
Buon anno alle ragazze che suonano la chitarra e guidano i cori: fanno un servizio prezioso tra accordi della chitarra e accordi presi fra di loro. Finito l'ultimo canto farò partire un applauso sperando che tutta la comunità mi segua: è la fine dell’anno, bisogna festeggiare.
Infine andrò ad abbracciare il mio amico che ogni tanto perde la bussola e si comporta in un modo imprevedibile: vorrei che il nuovo anno gli portasse la serenità di cui ha bisogno, la tenerezza di sentirsi accolto ed amato senza dover dimostrare nulla.