Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni, arrivato a Trieste dopo mesi di cammino, racconta il “game” lungo la rotta balcanica. Grazie all'incontro con Lorena e Gianandrea, fondatori dell'associazione “Linea d’ombra”, il salmo 22 che proclameremo questa domenica assume i contorni della cruda realtà: la valle oscura è ancora qui.
Sul solco tracciato da San Francesco le Clarisse del monastero del Corpus Domini hanno raccolto una porzione del popolo di Dio che è a Ferrara: la speranza passa anche attraverso le nostre scelte e azioni, credenti e non.
#passa_Parola n.67 è pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e si può leggere anche qui di seguito.
«Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.»
Le parole di consolazione del salmo 22 accompagnano il cammino della Quaresima e mi provocano a non dimenticare i tanti che cercano la strada per uscire dalla disperazione che li opprime nel loro paese.
Penso a chi rischia la vita nel “game” lungo la rotta balcanica: recentemente ne ho sentito parlare dai fondatori dell'associazione “Linea d’ombra” che li accoglie e cura all’arrivo a Trieste. Riporto qui la storia di Amir (nome di fantasia), un ragazzo afghano di 19 anni arrivato a Trieste dopo mesi di cammino.
"Il 'game' non è un gioco, è un labirinto di boschi e violenza. Sono partito dalla Bosnia con altri quattro ragazzi. Abbiamo camminato per dieci giorni sotto la pioggia, dormendo all'aperto con solo teli di plastica.
La parte più difficile non è la fame, è la paura. Quando senti i rami spezzarsi o vedi le luci delle torce in lontananza, il cuore si ferma. Se la polizia ti prende, ti rompono il telefono, ti tolgono le scarpe e ti riportano indietro al punto di partenza. Io sono stato respinto tre volte prima di farcela. L'ultima volta ho camminato per 80 chilometri con i piedi gonfi, finché non ho visto i cartelli in italiano. Allora ho capito di aver vinto il 'game': dentro di me so di aver perso la mia giovinezza in quei boschi.”









