25 giugno 2026

#passa_Parola n.82

 

Ultimo appuntamento settimanale con  La Voce di Ferrara-Comacchio: inizia la pausa estiva e con #passa_Parola ci ritroviamo a settembre. 
Ne approfitto per ringraziare chi mi segue con costanza. Ammetto che mi fa piacere incontrare persone che manifestano il loro gradimento per questa piccola rubrica, che ormai dura da diversi anni: quando scrivo cerco di tenere presenti i loro visi e, per quanto conosco, le loro storie; mi sembra, così, di essere dentro una comunità di condivisione  che mi aiuta  a continuare.
Ringrazio anche chi mi sprona con un atteggiamento più critico e mi segnala certi passaggi un po' "tirati via" o troppo retorici o buonisti: anche questo è un segno di attenzione a cui spero di reagire in modo adeguato.
L'auspicio per l'estate è di essere capaci di riscoprire il senso dell'accoglienza di cui si parla nella prima lettura: c'è bisogno di mettere a disposizione stanze per gli ospiti soprattutto dove si sperimenta, invece, la distruzioni delle case altrui. Tutto ciò vale anche per la città di Ferrara dove, purtroppo, il pregiudizio razziale sta corrodendo le relazioni umane.
"Che bello sarebbe ritrovarsi a settembre e riconoscere  un'inversione di tendenza"

Qui di seguito il testo completo

«Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».

Leggere questo passaggio del "Libro dei Re" mi provoca un groviglio di emozioni tra la nostalgia, la rabbia e la rassegnazione: soprattutto mi chiedo come mai il senso di ospitalità, così naturale ai tempi del profeta Eliseo, sia diventato così raro ai giorni nostri. La descrizione del minimo necessario per l’accoglienza (a cui aggiungerei water, doccia e, da bravo italiano, un bidè) mi ricorda la dotazione offerta a chi viene ospitato in monasteri o comunità, in campi scuola o raduni di vario genere. Penso sia stato e sarà un pezzo dell'estate di molti che leggono queste righe.

Questo quadro quasi idilliaco si frantuma con l’amara constatazione che nel mondo sembra prevalere la distruzione delle case altrui piuttosto dell'allargamento della propria per dare ristoro ai viandanti. Succede proprio nella terra di Gesù e in tante altre parti del mondo. Succede, purtroppo, anche nella nostra città dove gli sfollati dal grattacielo non trovano accoglienza, anche se in grado di pagare un affitto, a causa di un diffuso pregiudizio razziale. Sono fiducioso nel vedere l’impegno di tante realtà, ecclesiali e non, ma abbastanza realista per capire che se non intervengono le istituzioni pubbliche il problema non potrà avere una soluzione positiva.
Che bello sarebbe ritrovarsi a settembre a riconoscere un’inversione di tendenza a Ferrara e nel resto del mondo!

20 giugno 2026

#passa_Parola n.81

Il solstizio d'estate (visibile il 21 giugno attorno alle 13 grazie alla meridiana della chiesa di Sant'Agostino in via Mambro 96 a Ferrara) ci consegna giornate piene di luce. Un dono da cogliere, nonostante il caldo: un'occasione per riscoprire un Dio buono che si avvicina a noi con “grande tenerezza”... una definizione che ci viene consegnata dal salmo di questa domenica.
La penultima riflessione di #passa_Parola prima della pausa estiva ha il numero 81: si legge sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio… e anche integralmente qui di seguito.

Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. 

O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi, nella fedeltà della tua salvezza. 
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; volgiti a me nella tua grande tenerezza.”

Domenica 21 giugno è il giorno del solstizio d'estate 2026: alle 13 circa, grazie alla meridiana di cui è dotata, nella Chiesa di Sant’Agostino in Via Mambro 96 a Ferrara si potrà assistere al passaggio del sole sulla mattonella dedicata.

Nel giorno con più ore di luce dell'anno, nelle nostre chiese verrà proclamato questo versetto del salmo 68 (69).
L’autore descrive la situazione di conflitto dovuta alla sua fede in un contesto decisamente sfavorevole: eppure, nonostante le difficoltà evidenti, riconosce a Dio benevolenza, bontà e fedeltà nella salvezza.

Mi è sembrato davvero fosse scritto per me: un messaggio nella “bottiglia” ritrovato sulla spiaggia di uno qualsiasi dei lidi di Comacchio.

Le ore di sole che l’estate mi regala possono essere usate per ridare luce e confidenza alla preghiera: posso scaricare le scorie della negatività della comunicazione tossica che mi circonda affidandomi al Signore, certo del suo amore buono. 

Un amore che si concretizza nella “grande tenerezza”: una definizione, a cui sono particolarmente affezionato, che rimanda al calore dell’abbraccio profondo, al respiro ed al battito cardiaco che nell’abbandono si sincronizzano.
Il contatto accogliente fra persone che si amano elevato all’infinito: è il desiderio per la nuova estate, nato dal dono di una preghiera antica.


13 giugno 2026

#passa_Parola n.80

A volte la grandiosità di quello che ci si trova davanti o di quello che ci viene proposto è talmente ricca da lasciare un po' frastornati (almeno a me succede così).
Fra tempi straordinari e ordinari le esperienze vissute aiutano a  rimanere in ricerca nel grande affresco della vita di cui facciamo parte.
#passa_Parola n.80 si legge, come ogni settimana, sul giornale La Voce di Ferrara-Comacchio e viene riportato integralmente qui di seguito: basta un minuto.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a lui con esultanza.”

Quaresima, Pasqua, Tempo Pasquale, Ascensione, Pentecoste, Santissima Trinità, Corpus Domini: le tappe della proposta liturgica della Chiesa raccontano una ricchezza incredibile di stimoli.

È una sovrabbondanza tale che mi sento frastornato dalla grandiosità: come davanti a un limpido panorama di montagna riesco solo ad avere uno sguardo generale senza riuscire a cogliere i dettagli che lo compongono.

Così il tempo liturgico che riprende adesso (non a caso chiamato “ordinario”) può aiutarmi a entrare di più nelle pieghe dello splendore che attira il mio sguardo.

Ecco, allora, il salmo 99 che mi prende per mano e mi dice una cosa molto semplice: non è necessario capire tutto, voler cogliere i dettagli; quello che veramente conta è presentarsi davanti al Signore con esultanza, capaci di acclamarlo e servirlo nella gioia.

È ancora fresco il ricordo dell’ultimo fine settimana in cui ho partecipato all’Assemblea dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose: domenica, per chi era interessato, c’era la Messa in una calda palestra. Nonostante l’afa molti bambini ballavano seguendo i canti ritmati che avevamo scelto, alcune mamme allattavano durante l’omelia e diversi papà, fratelli e sorelle maggiori camminavano tenendo in braccio i più piccoli.

Eravamo lì, davanti al Signore: piccoli dettagli di gesti di gioia e servizio, con il colore dell’esultanza nel grande affresco della fede nella vita di cui facciamo parte.

5 giugno 2026

#passa_Parola n.79

C'è un solo pane: partecipare insieme all'unico pane  ci fa essere un solo corpo.
Sembrano frasi un po' retoriche e poco concrete, fino a quando non si sperimentano di persona proprio nello "spezzare il pane" con chi ne ha bisogno.
L'esperienza di servizio in una mensa solidale aiuta a vivere una dimensione nuova, valida per credenti e non.
#passa_Parola n.79 si legge sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e qui di seguito: tempo di lettura 65 secondi.

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.”

Un sabato al mese aiuto a preparare, servire la cena e rimettere a posto la sala alla Mensa di Viale K. Quando c’è abbastanza frutta disponibile mi piace preparare la macedonia e proporla alle persone a cui allungo il vassoio con la cena. Con alcuni ormai ci si conosce: parlando con loro ho capito che la dignità di ogni persona vale più delle circostanze che hanno portato ad essere da una parte o dall'altra del bancone da cui si distribuisce il cibo.

Recentemente sono andato a pranzo il giorno in cui il servizio era garantito da alcune classi dell'Istituto Vergani. Era un’occasione unica (che forse si ripeterà): ragazzi e ragazze, con gli abiti e lo stile di quella che sarà la loro professione, cucinavano e servivano ai tavoli.

Anche loro, come facciamo noi, hanno verificato cosa c’era disponibile in dispensa e nella cella frigorifera, organizzando, insieme agli insegnanti, un menù semplice, completo e ben curato. La loro presenza ha dato risalto al miracolo quotidiano delle mense solidali in cui, prodotti invenduti vicini alla scadenza, diventano buon cibo: la macedonia era quasi come quella che preparo io (ovviamente era molto meglio!).

Quello uguale a sempre era il pane, il tema di questa domenica: il pane del giorno prima, recuperato da fornai e supermercati.

Riceverlo e spezzarlo in quel contesto mi ha fatto riscoprire il desiderio di unire quotidiano e straordinario: farne vita, fede e comunità.