Ne approfitto per ringraziare chi mi segue con costanza. Ammetto che mi fa piacere incontrare persone che manifestano il loro gradimento per questa piccola rubrica, che ormai dura da diversi anni: quando scrivo cerco di tenere presenti i loro visi e, per quanto conosco, le loro storie; mi sembra, così, di essere dentro una comunità di condivisione che mi aiuta a continuare.
Ringrazio anche chi mi sprona con un atteggiamento più critico e mi segnala certi passaggi un po' "tirati via" o troppo retorici o buonisti: anche questo è un segno di attenzione a cui spero di reagire in modo adeguato.
«Io so che è un uomo di Dio, un santo, colui che passa sempre da noi. Facciamo una piccola stanza superiore, in muratura, mettiamoci un letto, un tavolo, una sedia e un candeliere; così, venendo da noi, vi si potrà ritirare».
Leggere questo passaggio del "Libro dei Re" mi provoca un groviglio di emozioni tra la nostalgia, la rabbia e la rassegnazione: soprattutto mi chiedo come mai il senso di ospitalità, così naturale ai tempi del profeta Eliseo, sia diventato così raro ai giorni nostri. La descrizione del minimo necessario per l’accoglienza (a cui aggiungerei water, doccia e, da bravo italiano, un bidè) mi ricorda la dotazione offerta a chi viene ospitato in monasteri o comunità, in campi scuola o raduni di vario genere. Penso sia stato e sarà un pezzo dell'estate di molti che leggono queste righe.
Questo
quadro quasi idilliaco si frantuma con l’amara constatazione che
nel mondo sembra prevalere la distruzione delle case altrui piuttosto
dell'allargamento della propria per dare ristoro ai viandanti.
Succede proprio nella terra di Gesù e in tante altre parti del
mondo. Succede, purtroppo, anche nella nostra città dove gli
sfollati dal grattacielo non trovano accoglienza, anche se in grado
di pagare un affitto, a causa di un diffuso pregiudizio razziale.
Sono fiducioso nel vedere l’impegno di tante realtà, ecclesiali e
non, ma abbastanza realista per capire che se non intervengono le
istituzioni pubbliche il problema non potrà avere una soluzione
positiva.
Che bello sarebbe ritrovarsi a settembre a riconoscere
un’inversione di tendenza a Ferrara e nel resto del mondo!

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