Non so se il dono di ridere e di contagiare con la risata venga dallo Spirito Santo, ma lo inserisco fra i regali che aiutano ad apprezzare la bellezza della vita.
La Voce di Ferrara-Comacchio
e disponibili integralmente qui di seguito.
Scrivo dopo aver visto un episodio dei cartoni animati di Pimpa intitolato “La iena che ride”. Sono stati cinque minuti spesi bene: ringrazio la bambina che me lo ha proposto e consiglio a chi legge queste righe di cercarlo per godersi la visione.
Pimpa
ha fatto un sogno bellissimo, lo vuole raccontare ai personaggi del
suo mondo ma tutti quanti sono di cattivo umore: sveglia, lampada,
poltrona, bricco del latte, tazzina… persino Armando ha il muso e
non sorride. Solo la TV è di buon umore: sta trasmettendo un
documentario sulla iena ridens che vive in Africa.
Non
racconto altro: la poesia di Altan rivolta ai bambini va gustata con
la sensibilità che si addice a noi cosiddetti adulti.
Il dono di ridere e di contagiare con la risata è, secondo me, fra quelli di cui c'è più bisogno oggi: non ho l'autorità per affermare con certezza che venga dallo Spirito, ma lo inserisco fra i regali che aiutano ad apprezzare la bellezza della vita.
Ripenso
alle persone che conosco che hanno naturalmente la capacità di
ridere e far ridere. Rivedo la risata asimmetrica di Don Franco
Patruno, espressione calda e coinvolgente della sua saggezza
teologica, culturale, artistica e profondamente umana. Per rispetto a
lui non prendo sul serio la nostalgia che mi si avvicina: la
allontano ascoltando la registrazione di quando ha pubblicamente
fatto l’analisi teologica delle cotolette di mia madre.
È,
davvero, la Pentecoste che anche oggi si fa vicina.

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