29 maggio 2026

#passa_Parola n. 78

 


La festa della Trinità  propone l'incontro fra Mosé e il Signore sul monte Sinai. 
Nella lettura dal libro dell’Esodo tutto è molto chiaro: l'inaccessibile si fa presente in uno straordinario incontro fra umano e divino.
La Trinità è nell'esperienza dell'amore  che genera e ri-genera le relazioni umane e divine: impossibile da comunicare pienamente attraverso le parole. 
C'è tanta strada ancora da fare...
#passa_Parola n. 78, dopo che è stato  pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio ,  si legge qui di seguito.

«Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore.»

Mosè si è alzato di buon mattino: come il Signore gli aveva comandato è salito sul monte Sinai portando in mano le due tavole di pietra... e il Signore arriva proprio lì.

Nel racconto dell’Esodo tutto è molto chiaro: l'inaccessibile si fa presente in uno straordinario incontro fra umano e divino.

La prima lettura dall’Esodo, nella domenica della Trinità, è un tenero assaggio del mistero che non si spiega ma si può provare. La Trinità vive nell’amore delle relazioni di Dio con se stesso, con gli uomini e fra gli uomini: credo che si possa sperimentare nell’essere uguali e diversi, complementari nella presenza che non colma l’assenza ma la arricchisce di amore infinito.

Mosè vive e ascolta per tutti noi il Signore che si definisce «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà»: poi si prostra a terra e osa parlare chiedendo che, nonostante la durezza “di cervice”, il popolo possa essere l’eredità su cui il Signore stesso riverserà la sua misericordia.

Vorrei essere capace anch'io di mettermi in cammino svuotando la mia testa dura: lasciar andare le tensioni, azzerare le incomprensioni, saper portare in mano i pesi della vita per aprire un dialogo profondo col Signore. Invece preferisco rimanere prostrato con la faccia a terra incerto su come comportarmi.

Chiedo il dono di accostarmi al Signore che è Padre, Figlio e Spirito e di abbandonarmi fiducioso nell’incontro che accoglie la misericordia e rinnova la vita.

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