5 ottobre 2024

#passa_Parola n.5

 

San Paolo, le elezioni regionali, le impressioni di un settembre che finisce: un concetto un po' ostico alla fine produce una nuova consapevolezza.
Anche questa settimana si può leggere una mia breve riflessione sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio oppure qui di seguito.

“Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.”

San Paolo torna protagonista della seconda lettura: la sua lettera agli Ebrei ci farà compagnia fino al 17 novembre, la domenica in cui si vota per le Regionali in Emilia Romagna. Per non perdere questo appuntamento lo segno già sul calendario, ricordando che si può votare anche il 18: penso che un cristiano sappia usare con intelligenza e coscienza lo strumento del voto e sono convinto che non si faccia attirare dalla triste moda dell’astensionismo.

Il valore dell’impegno, del mettersi in gioco senza aver paura di “sporcarsi le mani” è sostenuto da San Paolo proprio nel brano di questa settimana: ci ho riflettuto negli spazi che una difficile gestione del tempo quotidiano mi concede in questo periodo. 

La ricca prosa paolina ha richiesto uno sforzo supplementare, finché non mi è apparso chiaro (come al solito durante un risveglio notturno) che Gesù, Dio fatto uomo morto e risorto, è talmente grande da elevare tutta l’umanità al suo livello.

Scrivo queste impressioni un po’ complesse che è ancora settembre (molti le leggeranno in ottobre): so che “sono un uomo, un uomo in cerca di sé stesso”.  
“Intanto il sole tra la nebbia filtra già”: accarezzo l’idea della forza che ogni persona ha, grazie alla stessa origine della vita di Gesù.

Sorrido perché noi, che siamo suoi fratelli, possiamo provare a stare sulla sua scia senza farci abbattere dai fallimenti.

27 settembre 2024

#passa_Parola n.4

Giacomo non lascia dubbi sul destino di chi accumula ricchezze a scapito degli altri: un giudizio netto e inequivocabile che forse abbiamo perso di vista seguendo interpretazioni e casistiche infinite.
La Voce di Ferrara-Comacchio pubblica il  n.4 di #passa_Parola dove si fanno ipotesi bizzarre  nate da confronti quotidiani con chi agisce per gli altri senza riconoscersi in una fede religiosa. Ho tanto da imparare in una ricerca che non finisce mai.

Ecco il testo integrale: 1.500 caratteri che si leggono in un minuto.

“Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.”

Giacomo saluta alla fine del mese in cui ci ha fatto compagnia con la sua lettera.

L’ultimo brano non lascia spazio a dubbi: accumulare ricchezze e non pagare giustamente chi lavora non è compatibile col cristianesimo. Non si può fraintendere: “vi siete ingrassati per il giorno della strage” lascia in sospeso quando e dove mentre chi, cosa e perché è molto chiaro.

È facile immaginare persone più o meno famose destinate al giudizio finale: ognuno di noi, come Dante, può mettere in gioco la fantasia creando i suoi gironi .

Personalmente preferisco pensare a chi, invece, verrà salvato per le sue opere senza essere mai stato riconosciuto come un “bravo cristiano” dichiarandosi, anzi, esplicitamente non credente.

In più non dimentico che la fantasia e la misericordia di Dio sono infinitamente più grandi delle nostre: le sorprese, nel giorno della strage, non mancheranno.

Fra i miei amici “santi atei”, uno mi ha invitato a pensare a cosa sarebbe successo se i due fratelli, Giovanni e Giacomo, sulle rive del lago invece di Gesù avessero incontrato un certo Aldo e avessero formato un trio.

Lo spunto è interessante, lo rilancio qui anche come stimolo a non perdere mai di vista la dimensione dell'umorismo: molti illustri teologi la indicano come fondamentale per vivere pienamente la fede. Papa Francesco lo ha ribadito volendo incontrare gli artisti del settore: anche così si “#passa_Parola".

 

20 settembre 2024

#passa_Parola n.3


Le affermazioni chiare e dirette di San Giacomo aprono una voragine di riflessione che passa  dal Rapporto 2023/24 di Amnesty International al Magnificat. 
Nella rubrica #passa_Parola sul settimanale  La Voce di Ferrara-Comacchio  la ricerca di iniezioni di speranza si fa pressante.

Il testo è qui di seguito.

“Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra?”.
Di recente ero accanto ad una carissima amica alla presentazione del Rapporto 2023/24 di Amnesty International: un quadro molto preoccupante in cui, in Italia e nel mondo, si sta arretrando gravemente sui temi della libertà, della pace, della giustizia, del rispetto della dignità dell’uomo e della salvaguardia dell’ambiente. Il relatore ha affermato che siamo tornati a livelli di tutela e consapevolezza precedenti al 1948.

Mentre mi chiedevo cosa si può fare, la mia amica si è voltata e mi ha detto “Io sono in crisi anche quando prego. Soprattutto il Magnificat mi fa star male perché tutte le realtà descritte sono al passato: erano già state fatte dal Signore ai tempi di Maria. Eppure ancora oggi non sono realizzate.” Insieme abbiamo constatato che i superbi non risultano dispersi (né fisicamente né nei pensieri del loro cuore), i potenti sono ben saldi sui loro troni ed i ricchi hanno le mani sempre più piene.

Dopo un po’ lei è andata agli esercizi dalle Clarisse alla ricerca del senso del Cammino nella fede e nella storia: spero lo abbia ritrovato.

Io sono sospeso davanti a Giacomo. Sono d'accordo: il problema (e la soluzione?) è dentro ciascuno di noi. Da soli, però, non ce la facciamo: c’è bisogno di comunità vive, di esperienze tangibili capaci di iniezioni di speranza nella concretezza della vita quotidiana. Si accettano segnalazioni. 

13 settembre 2024

#passa_Parola n.2


La Voce di Ferrara-Comacchio questa settimana ospita il secondo contributo intitolato #passa_Parola.
Il titolo della rubrica è un vero e proprio "Hashtag" che in ferrarese si può tradurre in "Ag Stag (Ci sto)": serve anche per trovare sui social le pagine etichettate #passa_Parola.
Fra distrazioni, immagini e anagrammi la riflessione e la ricerca continuano: ecco il testo pubblicato.

“Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in sé stessa è morta.”

Questa rubrica mi costringe ad affrontare le prime letture della domenica evitando il rischio di un ascolto distratto durante la Messa. Il nuovo titolo della rubrica ricorda la facilità con cui la Parola passa, scivola sopra di me senza che io possa abbeverarmi a sufficienza: se è così non sarò mai un testimone credibile.

È la sfida di sempre: accogliere per condividere, ricevere per poter donare.

Giacomo (che ho anagrammato in “Amico Go”) mi ricorda che è “Così anche la fede” e invita ad essere una persona attiva, disponibile, capace di realizzare ciò in cui dichiara di credere. Per farlo è importante essere attrezzati per accogliere delusioni, fraintendimenti, cattiverie gratuite o falsi attestati di stima: a volte sono peggio i complimenti esagerati (quindi non reali) di chi non vuole entrare in un vero dialogo rispetto alle critiche motivate di chi coglie limiti e incoerenze in un autentico cammino di approfondimento.

Questo disagio che vivo è rappresentato dall’immagine che accompagna la rubrica di quest’anno: il dito di Dio e quello di Adamo non si toccano. Non c’è automatismo nella fede: quei millimetri di distanza indicano che ognuno ha la possibilità di fermarsi per essere arricchito dalla vicinanza a Dio. Così, secondo me, attraverso le opere "passa" la Parola resa viva nella dimensione concreta di persone che abitano il nostro tempo e spazio. È il GO! del nostro AMICO Giacomo.





 

7 settembre 2024

#passa_Parola n.1

Torno a scrivere sul settimanale "La Voce di Ferrara-Comacchio": 1.500 caratteri alla settimana in continuità con le esperienze degli anni passati ma anche con qualche novità.

Innanzitutto il titolo: #passa_Parola. In questa prima uscita la scelta del nuovo nome della rubrica viene spiegato brevemente: ecco il testo. La Parola (con la P maiuscola) annunciata la domenica va accolta, lasciata crescere, impastata nella nostra vita che assume e trasmette un significato nuovo. Questo è il senso di un “passa Parola” che non è la trasmissione di ordini o  di pubblicità (o pettegolezzi o bugie) ma è il desiderio di camminare oggi, qui dove siamo, accanto a Gesù. Il trattino basso (detto anche “underscore”) rappresenta la necessaria pausa di umiltà, riflessione ed esperienza che rende vitale l'approccio con la Parola.

Il diesis iniziale (ovvero “hashtag”) richiama la bellezza della diffusione che, più correttamente, per noi si chiama condivisione.

La Parola di riferimento è sempre presa, in continuità col “Foglietto in tasca”, dalle prime due letture domenicali.


Qui seguito il primo contributo, sulle letture di domenica 8 settembre.

 “Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.” 

Ciao Giacomo, sono contento di ritrovarti nelle letture delle domeniche di settembre 2024.
Ti ricordo, insieme a tuo fratello Giovanni, quando avete mollato vostro padre Zebedeo sulle rive del lago e anche quando vostra poppe mamma aveva chiesto per voi un posto rilevante nel consiglio di amministrazione della futura azienda di Gesù.

Da allora hai fatto un sacco di strada sulla via della santità: smentendo tua madre (ma non Gesù che lo aveva preannunciato) hai scoperto col martirio che la vicinanza vera a Gesù ha ricompense che non si misurano col prestigio sociale.

E oggi lo dici chiaramente a me e a chi vuole provare a fare timidi passi di avvicinamento al tuo percorso: i favoritismi personali, le appartenenze, le amicizie interessate, le lobby non appartengono allo stile del cristiano maturo.

È ora di riprendere il filo di una ricerca autentica, come alcune delle mie affezionate lettrici che sono passate da poco proprio a Santiago di Compostela: sulle orme di San Giacomo la nostra conversione è davvero un
Cammino per vedere Gesù nella nostra vita e imparare ad ascoltarlo.


29 marzo 2024

Il Foglietto in tasca n.71

Il Foglietto di Pasqua 2024 è un saluto ed un augurio: un "passaggio" dalla morte alla vita, dall'io al noi, sempre alla ricerca del senso profondo delle esperienze della vita. 
Un senso che si può trovare nelle pietre "scartate dai costruttori". 
Ancora un minuto per leggerlo sul settimanale "La Voce di Ferrara-Comacchio" (che ringrazio per la bellissima esperienza in cui mi ha coinvolto) oppure qui di seguito.
Buon cammino.

“La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo.”

Pasqua significa tante cose: a me attira l’idea del “passaggio”.

Innanzitutto c’è il riferimento al passaggio dalla morte alla vita: si tratta della Resurrezione di Gesù (che, per chi si professa cristiano, è il fondamento su cui costruire la propria storia) ma c'è anche l'esperienza della natura che ritrova la forza di rigenerarsi.

So che è una banalità, ma mi sembra una constatazione importante: a prescindere dalla sensibilità religiosa è possibile accogliere il risveglio della vita intorno a noi. Succede anche quest'anno: nonostante le incredibili sofferenze e sconvolgimenti a cui noi uomini abbiamo sottoposto il nostro pianeta, la natura è ancora capace di regalarci lo spettacolo della rinascita. Spero di non perdere mai la capacità di accorgermene.

Poi, per me, che ho giocato a basket ed avvicinato diversi giovani allo sport di squadra, il passaggio è il gesto tecnico che trasforma una somma di individui in un gruppo.

In una società sempre più sgretolata, imparare a fare il passaggio giusto agli altri perché possano realizzare il proprio punto è un atto rivoluzionario: è lo stesso cambio di prospettiva del costruire attorno ad una pietra scartata dai costruttori.

Infine, nell'ultimo “foglietto” dovrebbe esserci il passaggio di consegne a chi continuerà questa bella avventura. La “campagna acquisti” da parte della Redazione prosegue fino a settembre: perciò la rubrica va in pausa in attesa di novità autunnali. La curiosità arricchisce i miei ringraziamenti.

Un abbraccio.


 

21 marzo 2024

Il Foglietto in tasca n. 70

Scrivo in una rubrica del settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio ormai da 3 anni e 2 mesi: una bellissima esperienza che sta per finire. Mi sento un po' come Forrest Gump: dopo aver corso per 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore si fermò e disse: "Sono un po’ stanchino". Anch'io mi fermo e sono un po' stanchino, ma il vero motivo è un altro e lo si potrà leggere nel "Foglietto in tasca n. 70" (il penultimo). Il testo è disponibile qui di seguito.

"Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza"

Questo “Foglietto in Tasca” è il penultimo che scrivo: a Pasqua interromperò la mia collaborazione con “La Voce di Ferrara-Comacchio”. Il motivo è semplice: ho deciso di candidarmi in una lista alle elezioni comunali. Non voglio, perciò, che si possano creare ambiguità di ruoli fra chi assume una posizione “di parte” e chi propone riflessioni più o meno profonde sul settimanale cattolico: io spero di essere sempre me stesso ma non voglio mettere in imbarazzo nessuno.

La volontà di mettermi al servizio, che mi ha spinto a tentare di scrivere qualcosa di sensato ogni settimana, è la stessa che metto alla prova nel campo della politica (che già Paolo VI ha definito “la più alta forma di carità”) per il bene della mia città: so benissimo che si tratta di stare dentro a conflitti e posizioni che inevitabilmente possono venire fraintese e strumentalizzate.

Il 29 gennaio 2021 ho ereditato le “Fantasticherie sul Vangelo della domenica” e ne ho scritte 62. Poi a settembre del 2022 è nato “Il Foglietto in Tasca” che raggiunge 71 uscite. In totale 133 pezzi da 1.500 caratteri l’uno: 199.500 caratteri che si possono arrotondare a 200.000. 
Ogni battuta di queste 200.000 è un grazie a chi mi ha sopportato ed accompagnato: sono tre anni che mi hanno aiutato a scavare un po’ di più nella Parola, con la consapevolezza dei doni e dei limiti che incontro ogni giorno.

Spero di non opporre troppa resistenza a Dio che mi apre l’orecchio.

18 marzo 2024

Il Foglietto in tasca n.69


Questa settimana la frase che avevo già scritto sul foglietto (che tenevo in tasca) mi ha fatto compagnia in una  sala d'aspetto della sanità pubblica.
Quasi una "presa diretta" sulla realtà, senza filtri: con la voglia non tanto di cercare risposte quanto di fare le domande giuste.
Per chi non ha potuto leggerlo sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio riporto qui di seguito il testo: come sempre basta un minuto.

“Non dovranno più istruirsi l'un l'altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande - oracolo del Signore -, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.”

Questo foglietto è in tasca anche adesso mentre aspetto il mio turno: sono al CAU, l’ambulatorio per le urgenze non gravi. Rassicuro le mie lettrici più affezionate (le più giovani adultissime di Ponte): non è niente di particolare, altrimenti sarei andato al Pronto Soccorso. Non lontano da me una signora piange singhiozzando sopraffatta dal dolore: il compagno non riesce a consolarla a dimostrazione che la gravità non ha una definizione oggettiva.

Vorrei dire qualcosa per rincuorare lei e anche chi si lamenta dei lunghi tempi dì attesa ma ogni parola mi sembra vuota: rimango, così, a scrivere sullo smartphone. Ogni tanto alzo lo sguardo e cerco di incrociare altri occhi per lanciare almeno un piccolo sorriso di vicinanza: difficile anche quello.

La signora in lacrime è entrata nell'ambulatorio: provo a rileggere la frase che ho scelto dal libro di Geremia.

Tutte le persone qui attorno a me conoscono il Signore e i loro peccati sono già stati perdonati: chissà se lo sanno, chissà se hanno assaporato la tenerezza di un Dio che non castiga ma usa misericordia. Sento la mia fragilità, la frustrazione di non riuscire a fare altro che rifugiarmi nella preghiera silenziosa.

Tocca a me. Da qualche minuto la signora che piangeva è uscita con lo sguardo rilassato accanto al suo compagno: forse sono io che ho poca fede.


11 marzo 2024

Il Foglietto in tasca n.68

Una reazione al "Foglietto n. 67" mi aiuta a rendermi conto che il cervello è importante ma non va considerato più di quello che è:  secondo la mia amica Marisa (nome di fantasia) è solo un magazzino.
La proposta (accolta) è quella di riconoscere il ruolo del cuore.
Chi vuole saperne di più può leggere su La Voce di Ferrara-Comacchio oppure qui di seguito.

“Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.”

Puntuale come la lettera della Regione che mi segnala che non ho pagato il bollo auto dell'anno scorso (con relativo sovrapprezzo) è arrivato un commento critico al “foglietto” della settimana scorsa.

Aspettavo ed auspicavo contributi e infatti Marisa (nome di fantasia) mi ha scritto così: “Non sono d'accordo con quello che hai scritto questa settimana: non hai bisogno di svuotare il cervello, non è lì che trovano posto le cose importanti. Il cervello è solo il magazzino di prima raccolta, ogni tanto devi scremare quello che conta davvero e metterlo nel cuore: è da lì che si muovono le azioni e i sentimenti della nostra vita. Non essere troppo cerebrale e lascia che sia il cuore a guidarti: colloca lì la tua fede che, se ci credi, non è una regola ma è l'amicizia con Gesù”.

Grazie Marisa, mi hai dato uno spunto importante per gli ultimi “foglietti” che portano al termine della mia collaborazione a questa rubrica. Dopo un foglietto sul cervello potrei farne uno sul cuore e uno sulla pancia, seguendo una ripartizione molto usata nella comunicazione pubblica.

Ecco, quindi, il testo sul cuore con le parole speciali di Marisa (che ringrazio).

Alle sue riflessioni posso aggiungere che il cuore è il luogo della gratuità che va accolta nel dono di Dio: ne parla la lettera di Paolo agli Efesini. Sarebbe bello che diventasse un modo di affrontare la vita in pienezza.


7 marzo 2024

Il Foglietto in tasca n.67

Quando il cervello è pieno di cose da dove posso cominciare a fare un po' di spazio alle parole davvero importanti?
Quale criterio per individuare ciò che non è veramente necessario?
Benvenuti nel garage di casa mia, simbolo di una ricerca sempre attuale: su La Voce di Ferrara-Comacchio e qui di seguito nel "Foglietto in tasca n.67"... aspetto anche qualche consiglio.

“In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole:..”

Non so se è una sensazione comune: a volte mi capita di avere il cervello talmente pieno di cose da sembrare vuoto. Lo immagino come il garage di casa mia al termine dell’ultimo trasloco: tutto era stato predisposto in base a criteri precisi che, alla prova dei fatti, ha retto solo parzialmente. Così, nell’imprevisto causato da una mia distrazione, lo scatolone con alcuni quaderni di appunti personali non ha trovato posto in casa ed è scomparso tra gli attrezzi per riparare la bici, le tende da campeggio e i palloni da gonfiare.

L’ho ritrovato quando abbiamo fatto un po' d'ordine, scoprendo che non tutto è necessario. Fino a quel momento non c’era posto per altro: il mio garage, come il mio cervello ora, era “un pieno vuoto”, un luogo impermeabile a nuovi ingressi.

Così, oggi, mi chiedo: cosa posso eliminare nel mio cervello per fare posto a Dio che, dopo i due punti del libro dell'Esodo, pronuncia parole che vorrei trovassero spazio?

Faccio fatica a scegliere, tutte le realtà che mi coinvolgono mi si presentano sullo stesso piano: la famiglia, lo svago, l'impegno sociale, la cura delle relazioni, la musica, la politica, lo sport…da dove comincio?

Proverò a ricavarmi uno spazio e un tempo per andare più in profondità, sperando, come mi è capitato altre volte, di riuscire a trovare la via giusta.

Percorrerò il sentiero della preghiera, dell’ascolto, della ricerca: in più mi piacerebbe avere consigli da qualcuno dei miei affezionati lettori.