9 aprile 2022

93


"Ricomincio da capo". 
Tra un vecchio film, un corteo di persone e pietre che possono parlare: la "Fantasticheria" di questa settimana su La Voce di Ferrara-Comacchio.
 
Ecco il testo.
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Nel 1993 è uscito il film "Ricomincio da capo", titolo italiano di "Groundhog Day" (Il giorno della marmotta), una piacevole commedia con Bill Murray.

Mi è capitato di rivederlo di recente e l'ho trovato ancora molto godibile, con un contenuto ricco di spunti di riflessione senza appesantire: utile per una "fantasticheria ". 
Chi è interessato può trovarlo con facilità e imbattersi nella trama in cui la stessa situazione si ripete uguale ogni giorno.

In questo periodo davanti alla Settimana Santa che inizia mi sento predisposto a lasciarmi scivolare nella ripetitività del "già vissuto": conosco la storia, lo sviluppo, i protagonisti per cui posso starmene ai margini senza troppo coinvolgimento. 

Sono decisamente fuori dal corteo festoso di cui so già tutto, nemmeno la risposta di Gesù ai farisei mi tocca: probabilmente assomiglio a una pietra che non è capace di gridare. 
Poi mi dico "prova a ricominciare da capo", come nel film, quando la catena degli eventi già vissuti si spezza attraverso il contatto con gli altri, con le loro vite.

Così mentre leggo del corteo pieno di gioia che accompagna Gesù comincio a fare l’elenco delle persone che oggi stanno accompagnando il Messia. 

Ci sono persone dagli angoli più remoti del mondo e altre conosciute sulle strade del mio cammino: tutte assaporano la gioia di stare vicino a Gesù evitando la freddezza degli spettatori distaccati come me. 
Forse da loro, se avrò davvero voglia di ricominciare, potrò imparare ad essere una pietra che grida o, ancora meglio, canta.



2 aprile 2022

92


 Da questa settimana la grafica de La Voce di Ferrara-Comacchio si è leggermente modificata, le "fantasticherie" vestono un azzurro più tenue molto gradevole...i contenuti, invece, continuano secondo le modeste capacità di chi li scrive.

Questo il testo:

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Nel 1992 è stato pubblicato il primo disco da solista di Annie Lennox. Il brano che più mi ha colpito, e mi piace tutt'ora a 30 anni di distanza, è certamente "Why": mi è venuto in mente leggendo il vangelo di questa settimana.

Mi sono sempre chiesto perché Gesù sembra rimanere apparentemente distaccato da quello che gli accade attorno. Perché sta chino a scrivere per terra?

Avrei voluto essere sul posto per vedere cosa stava scrivendo e percepire la curiosità e il disorientamento delle persone che gli stavano attorno. Le mie fonti teologiche confermano che non esiste una versione univoca su quello che Gesù scriveva: tutte le ipotesi, anche suggestive, non sono suffragate da fonti credibili.

Con rispetto per il lavoro degli esperti mi rendo conto che questo episodio lascia spazio proprio alla "fantasticheria" per cui mi sento legittimato a scrivere la mia.

Mi piace pensare che Gesù scrivesse proprio "perché", dando il senso della difficoltà della comunicazione soprattutto quando non supportata da un'adeguata analisi interiore.

Di fronte ad una dinamica di attacco pregiudiziale Gesù ci chiede di guardare dentro noi per cercare il senso del nostro essere qui ed ora.

Andando oltre immagino proprio le parole del brano di Annie Lennox: “ Queste sono le parole che non ho mai detto, Questo è il sentiero che non ho mai percorso. Questi, invece, sono i sogni che io farò, Questa è la gioia che raramente si diffonde”.

Nessuno di noi può gettare per primo la pietra ma può trovare tesori nelle relazioni autentiche.




25 marzo 2022

91


Questa settimana il gioco del "mettersi nei panni degli altri" potrebbe offrire spunti interessanti.
Si può leggere su La Voce di Ferrara-Comacchio e qui di seguito.

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Nel 1991 in un corso di formazione ho sperimentato la tecnica del "mettersi nei panni degli altri": utilizzare diversi punti di vista da cui interpretare una situazione. Un esercizio semplice, ma di grande utilità in diversi ambiti. Fra i testi proposti c'era anche la parabola del " figliuol prodigo".

Quel giorno provai a immedesimarmi nel figlio più giovane. Mi sembrava quello in grado di portare più novità, di sperimentare, sbagliare e trovare la forza di rientrare in sé stesso. Probabilmente l'esempio di come è la vita di tanti di noi.

Anni dopo ho vissuto un periodo in cui mi sentivo più forte, sicuro di me e di cosa volevo dalla vita. In quel periodo (in verità piuttosto breve) la mia attenzione si è fissata sul fratello più grande: un uomo affidabile che, per un commento molto umano e condivisibile seguito da uno scatto d'ira, si trova richiamato da suo padre.

Vedendo poi crescere i miei figli mi è venuto quasi spontaneo vedermi nei panni del padre. Ho scoperto addirittura che la parabola si può anche definire del "padre misericordioso".

Oggi nel disorientamento in cui mi ritrovo mi appare la fantasticheria bizzarra di provare a leggere la vicenda dal punto di vista di chi, comunque vadano le cose, è destinato ad essere una vittima: prima i maiali che si vedono rubare le carrube da chi dovrebbe accudirli e, successivamente, il vitello grasso che viene ammazzato. È solo un espediente letterario da utilizzare con molto rispetto. Può aiutare a ricordare che il punto di vista delle vittime innocenti spesso non è preso in considerazione. Può servire?



 

19 marzo 2022

90

Tra paura che paralizza e speranza di essere portati "su ali d'aquila"  il 90 propone uno spazio in cui provare a prendere decisioni.

La "fantasticheria sul Vangelo della domenica" pubblicata su La Voce di Ferrara-Comacchio con questo testo:

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Gesù prima ci invita a convertirci, poi ci lascia ancora un po' di tempo per decidere se prenderlo sul serio oppure no. La pedagogia di Gesù è all’avanguardia e si colloca tra l’urgenza e l’attesa nel rispetto della persona con cui si è in relazione.

La stessa idea mi suscita il 90, il numero di questa fantasticheria. 

Secondo “la smorfia” 90 è la paura. Oggi è certamente la paura che paralizza e ci fa rinchiudere in noi stessi di fronte a scenari terrificanti. Non è quindi la paura “positiva”, quella che mette in moto la nostra creatività per trovare soluzioni nuove a vecchi problemi, quella che potrebbe, se condivisa in maniera ampia tra i potenti e le persone comuni, superare una volta per tutte la guerra.. Già così il 90 coi pone davanti ad una scelta.

Mi viene poi in mente un altro 90: il salmo con questo numero, un testo di speranza e liberazione. Citato dal tentatore nel vangelo del 6 marzo: oggi mi torna alla mente nella versione del canto "Su ali d'aquila". So le difficoltà di questo brano per noi “chitarristi da parrocchia”: spesso mi sono trovato ad aggiustare la tonalità per adattarla alle voci della comunità faticando a trasporre alcuni accordi non così comuni.

Oggi a metà della Quaresima il pensiero può provare a volare leggero, davvero su ali d’aquila, verso la liberazione della Pasqua.

Per ognuno di noi è scritto che “ai Suoi angeli ha dato un comando, di preservarti in tutte le sue vie. Ti porteranno sulle loro mani, contro la pietra non inciamperai.”

 

12 marzo 2022

89

Mi ero illuso che i muri, una volta crollati, non venissero più ricostruiti.
Credevo che la pace si sarebbe diffusa spontaneamente.
Come Pietro davanti alla trasfigurazione sono rimasto stupito e inerte.

Il testo integrale della "Fantasticheria"  su La Voce di Ferrara-Comacchio 

Mi arriva davanti il numero 89 e rivivo le emozioni di quell'anno incredibile. 
Il 9 novembre 1989 ero a casa in permesso studio: preparavo l'esame di “Metodologia della Ricerca Sociale” con Alberto L’Abate, un grande uomo della nonviolenza non solo italiana.

Ho pianto vedendo per TV i primi colpi di piccone che abbattevano il muro di Berlino. Erano lacrime di stupore, come quello di Pietro di fronte alla trasfigurazione.

Oggi sono sconvolto dalle immagini dei bombardamenti e penso che, sempre come Pietro, prima dormivo e, poi, non sapevo quello che dicevo.
Non sono in grado di vivere la trasfigurazione, anticipo della risurrezione, incarnandola nella pratica quotidiana contro ogni forma di violenza.

Il 9 novembre 1989 ero a casa in permesso studio: preparavo l'esame di “Metodologia della Ricerca Sociale” con Alberto L’Abate, un grande uomo della nonviolenza non solo italiana.

Non ho saputo diffondere una vera pratica di pace: nel tempo ho fatto l’abitudine a convivere con oltre 30 guerre presenti nel mondo. 
Forse mi ero illuso che la pace si potesse diffondere naturalmente e sono rimasto ad aspettarla fermo nelle capanne sulla montagna: quelle che Pietro auspicava per vivere “in pace” lontano dalle disgrazie quotidiane.
Non ho seguito Gesù a valle: sono un cristiano tiepido, probabilmente incapace di vivere pienamente la fede che dichiaro di avere.

L’esempio di Gesù e la testimonianza concreta di persone come Alberto L’Abate aprono alla speranza e ricordano che la sfida della pace si realizza ogni giorno con atti concreti individuali e collettivi.
La mia (nostra?) incapacità e incoerenza ottengono l’effetto contrario che oggi è sotto gli occhi di tutti.




 

6 marzo 2022

88


In questo periodo è difficile fantasticare: si rimane senza parole.
La tentazione di chiudersi nel silenzio è forte: poesie, canzoni, racconti hanno ancora senso? 
Rimango pienamente nelle mie contraddizioni proponendo una mia canzone.
Questo il testo della "Fantasticheria" n.88 su La Voce di Ferrara-Comacchio

                                            88

Gesù riesce a sconfiggere il diavolo: eppure, mentre scrivo, la guerra (da sempre presente sulla terra) è ai confini di casa nostra.

Non è facile fantasticare quando sai che persone amiche scappano nei rifugi per sfuggire ai bombardamenti.

Recentemente sono stato stimolato a scrivere canzoni per la “giornata della memoria”. Una delle tre che ho scritto riprende l’idea che di fronte alle grandi tragedie che consumano l’umanità non ha più senso scrivere poesie, canzoni, racconti.

È una sensazione vera, la stessa descritta dal salmo 137 a cui si è ispirato Quasimodo per “Alle fronde dei salici”.

Ho fatto i conti e mi sono accorto che 88 persone, fra audizioni private e manifestazioni pubbliche, l’hanno ascoltata: ecco il testo, mi rappresenta in questi giorni di deserto.

                       Io non avrò

        RIT. Io non avrò più lacrime da VERSARE

        Io non avrò più VERSI da CANTARE

        Io non avrò più CANTI da DONARE

        e DONI da portare.

        Io non avrò più cetre da SUONARE

        Io non avrò più SUONI da SOGNARE

        Io non avrò più SOGNI da ABBRACCIARE

        e ABBRACCI da gustare.

Ho cercato le parole nel vuoto profondo che mi è cresciuto dentro:
nemmeno l’eco mi ha risposto. 
Muto è rimasto il mio canto. RIT

Ho cercato l’acqua nel fiume riarso a cui passavo accanto:
nemmeno una goccia mi ha nutrito.
Secco è rimasto il mio pianto. RIT

Ho cercato la luce nel giorno grigio che ho attraversato:
nemmeno una scintilla mi ha guidato.
Spento è rimasto il mio sguardo. RIT


 

27 febbraio 2022

87


Le "Fantasticherie" le scrivo una settimana prima della pubblicazione: in quel momento, in particolare, sembrava che le minacce di guerra potessero essere sventate. Oggi sappiamo, invece, cosa di assurdamente crudele sta succedendo. Forse, però, la necessità di "dare di più" di cui ho scritto su 
La Voce di Ferrara-Comacchio ci può essere di aiuto anche in questo momento di tragico buio.

Qui il testo.

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In questi giorni, fra problemi vecchi e nuovi che ci assillano, si metabolizzano anche gli esiti del Festival di Sanremo. Un successo evidente che, però, non ha raggiunto gli apici di ascolti di quello dell’87. I frutti di quell’annata confermano che le cose fatte bene resistono nel tempo. Mi ricordo bene la canzone che ha vinto: si canta ancora oggi, forse con un impatto minore sulla nostra sensibilità. “Si può dare di più” è diventata una frase generica da Karaoke senza scalfire le nostre scelte quotidiane. “Vedrai quanti cadono giù e per loro tu poi fare di più” si è letteralmente annacquata nell’abitudine a vedere troppe persone non solo cadere ma addirittura annegare nei nostri mari. Io vorrei provare ad essere un uomo buono e trovare il filo che lega il bene: forse passa attraverso la carica umana di Gianni Morandi che, inossidabile, 35 anni dopo lancia ancora messaggi e ci dice “Apri tutte le porte”. E’ ancora la proposta di mettersi in gioco: “Ogni giorno mi sveglio e provo a dire questo è un giorno nuovo”. Atteggiamenti importanti che dal Vangelo, attraverso la musica cosiddetta “leggera”, possono entrare nella nostra esperienza quotidiana. E’ il tema di sempre, di oggi, non condizionato dalla “nostalgia” canaglia” (altra canzone di Sanremo ’87). In quel festival c’era anche “Quello che le donne non dicono” scritta da Enrico Ruggeri e cantato da Fiorella Mannoia: la porto nel mio cuore “e se ci confondiamo un po' è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare ancora con noi.”

 

18 febbraio 2022

86


Tra libri di uno scrittore tedesco ed esperienze di animazione nascono fantasie sui significati profondi da non ridurre a "frammenti". Questa settimana su La Voce di Ferrara-Comacchio

Il testo è questo:

Ho ritrovato un libro che temevo di aver perso: "Frammenti" di Novalis, edizione tascabile del 1976, tenuto insieme da un nastro adesivo di carta sul dorso.

Le frasi dello scrittore tedesco della fine del ‘700 mi hanno accompagnato fin dall'adolescenza, due in particolare: "Diventare uomini è un'arte" e "Si può diventare solo in quanto si è già". Decenni di sperimentazione nell'animazione di gruppi di ragazzi ed educatori mi hanno permesso (insieme ai miei “fratelli e sorelle” con cui ho condiviso i fantastici anni dell’ACR diocesana, regionale e nazionale) di realizzare in diverse forme l’arte di promuovere la creatività per diventare gli uomini e le donne che si è già.

Vedo che i frammenti sono tutti numerati: vado a vedere il n.86, in cerca di ispirazione. Eccolo: "I concetti universali essere, diversità, ecc. hanno avuto la stessa sorte della filosofia ecc.: ciascuno ha fatto di essi quel che ha voluto."

Il frammento 86 si collega proprio al Vangelo di questa domenica: frasi chiare ma spesso ammorbidite o rese irraggiungibili a seconda del momento, del contesto, del bisogno di ciascuno (individuo, comunità, corrente di pensiero). Trovo un altro frammento (casualmente a pagina 186, dove il libro si spacca in due): "Che cosa è l’uomo? Un perfetto tropo dello spirito. Ogni vera comunicazione, è dunque simboleggiabile - e le carezze non sono forse vere comunicazioni?".

Capisco che devo ripartire dalle carezze, dai gesti concreti e quotidiani, consapevole che Gesù si incontra e non si legge a “frammenti”.



11 febbraio 2022

85


Questa settimana mi è sembrato impossibile fantasticare su un brano così coinvolgente.
L'unica libertà che mi sono preso è quella di contare le parole,
come si vede nell'immagine presa da La Voce di Ferrara-Comacchio

Ora mi rendo conto che "contare" è importante: non potremmo vivere se non avessimo qualcuno su cui fare affidamento nei momenti importanti della nostra vita. 
Ognuno di noi sa dove trovare la forza per andare avanti e sa che, altrettanto, può essere un punto di appoggio per altri....almeno, IO CI CONTO!

4 febbraio 2022

84

Anziani che condividono le loro esperienze coi giovani: sguardi pieni di gratitudine, emozioni autentiche nelle nostre case e sul lago di Tiberiade/Genesaret.
Fantasticheria n° 84 su  La Voce di Ferrara-Comacchio

Ecco il testo (tempo di lettura 1 minuto)

                                                      84

Olao aveva 84 anni quando, col Progetto "Adotta un nonno", gli adolescenti della Parrocchia andavano a trovarlo la domenica pomeriggio: fra una partita a carte e un commento ai risultati della Spal il tempo, nel salotto di casa, si riempiva di vita.

Olao a 19 anni era stato mandato al fronte nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, un argomento di cui non parlava volentieri. Una domenica nebbiosa di fine gennaio, però, guardando il fante di spade che stava per buttare sul tavolo, si fermò notando che assomigliava al sergente tedesco che lo faceva lavorare nel campo di prigionia. Fu così che Olao raccontò che, fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia, era stato portato in un campo di lavoro a Monaco di Baviera. Il punto forte del suo racconto fu la fuga, quando riuscì a scappare e fece tutta la strada a piedi per arrivare a casa. Arrivò a guerra già finita, stramazzando esausto a terra davanti a casa. Ci vollero due mesi per ricominciare a camminare. Aveva 84 anni quando raccontò che, anche se non camminava, quello fu uno dei periodi più belli della sua vita, coccolato dalla mamma e dalle sorelle che lo accudivano piene di gioia per averlo visto tornare vivo. 
Oggi nel Vangelo si legge di Pietro che si fida di Gesù e riceve una ricompensa straordinaria: immagino il suo sguardo, carico di emozione, simile a quello degli anziani che condividono le loro esperienze coi giovani. Qualcosa di semplice e speciale per cui vale la pena lasciare tutto.
Ascolto “Il Vecchio e il bambino “ di Francesco Guccini.