16 febbraio 2026

#passa_Parola n.63

"Mentre scrivo gli occhi e gli orecchi mi regalano nuvole scure e tintinnio di pioggia battente; con Paolo cerco anche nel cuore l’alternativa al grigiore: la strada nuova è quella di abbandonarsi all’amore che non spiega ma accoglie e abbraccia."
L'avventura di #passa_Parola,  sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio, è arrivata al n.63: si può leggere anche qui di seguito

«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Paolo scrive ai Corinzi e, per spiegarsi meglio, modifica una frase di Isaia (64,3) rendendola più vicina alla sensibilità di chi ha già incontrato Gesù. Isaia parla solo di occhio e orecchio, Paolo aggiunge il cuore; Isaia richiama l’azione di Dio per chi confida in lui, Paolo evidenzia le meraviglie preparate da Dio in un rapporto di amore.
Non è un semplice cambio di parole: è una prospettiva totalmente diversa.
Paolo conferma che il cristianesimo è un rapporto d’amore personale e reciproco con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo; non è una semplice adesione ad una “dottrina” con precetti più o meno condivisibili.
Non so se questa interpretazione è corretta: so che validi teologi leggono queste righe, confido in un loro richiamo nel caso fosse necessario.

Oggi con Isaia gli occhi e gli orecchi mi regalano nuvole scure e tintinnio di pioggia battente; con Paolo cerco anche nel cuore l’alternativa al grigiore: la strada nuova è quella di abbandonarsi all’amore che non spiega ma accoglie e abbraccia. È il mistero della bellezza e imperscrutabilità di ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano perché hanno scoperto di essere amati.
Il cammino è già indicato sulle orme di Gesù, mano nella mano con lo Spirito che
“conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.”

6 febbraio 2026

#passa_Parola n.62

 
Il timore e la trepidazione di San Paolo: un atteggiamento, sottovalutato anche oggi, che potrebbe  cambiare molte cose nella nostra vita.
#passa_Parola n. 62 sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio : brevi rifllessioni fra ricordi, parole, canzoni e relazioni umane.

Qui il testo integrale che, come d'abitudine, si legge in un minuto.

Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione”

San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, confessa di incontrare le persone sentendosi debole, timoroso e trepidante. Il suo atteggiamento va controcorrente anche oggi, in un periodo in cui prevale la spavalderia, magari condita con un po' di arroganza, per dimostrare di non aver paura degli altri, di saperne di più e di essere più convincente.

Penso a tanti missionari che ho conosciuto e conosco personalmente: capaci di spogliarsi della propria ricchezza culturale per immergersi nello stile di vita delle persone che li hanno accolti, hanno preparato i cuori alla ricerca della presenza di Dio.

Poco prima di mettermi a scrivere queste righe ho avuto un confronto molto bello con una persona che mi sta particolarmente a cuore: insieme riflettevamo sull'importanza di sentirsi visti da parte degli altri e di come questo possa far piacere sia a chi è riconosciuto sia a chi riconosce.

Ogni persona può crescere grazie alle relazioni che le permettono di scoprire se stessa, di scoprire gli altri e di farsi scoprire dagli altri.

San Paolo più avanti scriverà “mi sono fatto tutto a tutti”, la saggezza popolare definisce questo atteggiamento “mettersi nei panni degli altri”.

Volevamo un altro punto di vista e abbiamo ascoltato la canzone “Io sono l'altro” di Nicolò Fabi: il ritornello dice “Quelli che vedi/Sono solo i miei vestiti/Adesso facci un giro/E poi mi dici”.

Si chiama anche “empatia”: la forza gentile che può salvare il mondo.

 

30 gennaio 2026

#passa_Parola n.61

Il numero 61 di #passa_Parola (appena pubblicato sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio ) l'ho scritto durante una bella vacanza in un posto caldo (in famiglia e nella natura). Si è trattato di un dono reso ancora più speciale quando ho letto il brano del profeta Sofonia: sono sicuro che parla di me scrivendo che "potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti".
Penso valga per me e per tutte le persone che lo sentiranno proclamare alla messa domenicale.
In più ho scoperto che la bellezza che ho incontrato lontano da casa può aiutarmi a vivere meglio ciò che mi sta attorno nella quotidianità: nella meraviglia di poter essere ovunque a casa anche le "persone moleste" trovano uno spazio di significato.

Ecco il testo integrale.

“Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.”

Il profeta Sofonia mi viene incontro mentre assaporo un dolce tramonto sull’Oceano Atlantico: il sole scende alle mie spalle così come stamattina è sorto davanti ai miei occhi.

Poter riposare per qualche giorno nella serenità di un luogo in cui la natura prevale chiaramente sull’intervento dell'uomo è certamente un privilegio di cui sto scoprendo la bellezza.

Mi accorgo che è molto facile agitarmi nella frenesia dei fatti quotidiani al punto di rischiare di perdere il gusto di apprezzare le meraviglie che mi circondano.

Così i pappagalli che si inseguono sulle palme qui attorno mi possono aiutare a rivalutare gli uccelli che volteggiano sulla magnolia davanti a casa mia in Viale Krasnodar;  la statua della Vergine della Candelaria (che si celebra il 2 febbraio) mi rimanda alla Madonna delle Grazie che accompagna la fede dei Ferraresi.

Il riposo sull’isola può essere forza di vita nella penisola: le montagne disegnate dalla lava, che diventano neri scogli a contatto con l’ oceano, mi aiutano a rivalutare la verde pianura che, attraverso il grande fiume, raggiunge un mare meno maestoso ma non per questo privo di senso.

È il  fascino e il gusto di pascolare e riposare: la bellezza di provare ad avere il cuore libero da iniquità e menzogne per scoprire di sentirsi ovunque a casa.


 

20 gennaio 2026

#passa_Parola n.60

Discordie, divisioni, conflitti da gestire: esperienze comuni nella società, nella chiesa, in famiglia a scuola. Da Corinto a casa nostra e in giro per il mondo...
Il confronto non superficiale coi giovani apre il cuore.
I millecinquecento caratteri  della rubrica #passa_Parola si leggono in un minuto sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio    oppure qui di seguito

«Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».

La lettera ai Corinzi continua a proporre situazioni storiche e contemporanee nello stesso tempo. Cloe, una donna in gamba attenta alle dinamiche della chiesa nascente e pronta a mettersi a servizio, segnala a Paolo le discordie presenti a Corinto.

Penso che tanti come Cloe e Paolo (e me) assistano anche oggi a discordie e divisioni fra idee e pratiche anche all’interno della Chiesa.
Se la naturale conflittualità fosse vissuta con spirito costruttivo porterebbe ad una crescita comune, ma lasciata alla rigida contrapposizione produce fratture a volte insanabili.

Proprio in questi giorni ho passato diverse mattine in un istituto superiore della città: in alcuni esponenti del Movimento Nonviolento abbiamo condiviso con ragazzi e ragazze diversi laboratori per la gestione nonviolenta dei conflitti. 

L’energia positiva che ho ricevuto dai giovani è impagabile e la loro risposta alle nostre “provocazioni” fa sperare che sia possibile un modo di convivere nel dialogo e nella ricerca della pace che si costruisce insieme. Non è facile, ma la strada del rispetto, dall’ascolto, dalla collaborazione empatica è necessaria per vivere pienamente la nostra umanità.

Così può essere anche nella Chiesa, dove queste dimensioni trovano conferma nella certezza che Dio creatore si è fatto uomo in Gesù e ci accompagna con lo Spirito.

 

16 gennaio 2026

#passa_Parola n. 59

La seconda lattura di questa settimana (quando riprendono le pubblicazioni del settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio dopo la pausa natalizia) riporta il saluto che San Paolo rivolge ai cristiani di Corinto.
A sentirlo proclamare durante la messa mi è sempre sembrato un testo con molta forma e poca sostanza: in realtà leggendolo in anticipo, con la dovuta calma e partecipazione interiore, ho scoperto una grande ricchezza di spunti.
#passa_Parola,  oltre che sul giornale di carta si può leggere anche qui di seguito.

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!”

Metto tutto il testo della lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo ai fedeli di Corinto: ho sempre fatto fatica a cogliere il contenuto spirituale in mezzo ad una formula di saluto. Per fortuna, grazie a questa rubrica, sono costretto a leggere i testi in anticipo, così ho scoperto una ricchissima esperienza di chiesa viva.

Paolo e Sòstene ci inviano la grazia e la pace che vengono da Dio Padre e dal Signore Gesù. 
Il saluto, rivolto inizialmente ai Corinzi, è subito allargato a chi è stato santificato in Cristo Gesù e poi “a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro”. Ci siamo tutti nell'indirizzo di questa lettera.

Per ricevere il dono di grazia della santificazione in Cristo Gesù non è necessario avere in tasca tessere di gruppi esclusivi: il dono è gratuito; dato una volta per tutte richiede la sola disponibilità di un cuore semplice e aperto. 

Condivido coi Corinzi l’emozione di sentire spiegare il saluto e l'annuncio: una lettura “su misura” che ognuno di noi può gustare partecipando alla Messa nella sua comunità di appartenenza. 
Un modo bello e semplice per rientrare nel tempo ordinario dell'anno liturgico.



 

6 gennaio 2026

"Un seme al giorno": dal 5 al 10 gennaio tocca a me commentare il vangelo quotidiano

Con questa presentazione  vengo proposto come commentatore del vangelo quotidiano nella settimana conclusiva del Tempo di Natale. E' l'iniziativa "Un seme al giorno" della Diocesi di Ferrara-Comacchio.

Il commento del 5 gennaio è disponibile a questo link  Seme del 5 gennaio

Il 6 gennaio pausa per l'Epifania.

Dal 7 al 10 il commento sarà disponibile per un giorno alla volta a questo link: Un seme al giorno

Per chi vuole leggere meglio, qui di seguito c'è il testo della presentazione.

Sono nato nel 1958 e attualmente sono in pensione. Sono iscritto all'Azione Cattolica da quando avevo 11 anni: oltre a incarichi e collaborazioni ai vari livelli diocesani regionali e nazionali, ho avuto la fortuna di vivere una stagione fantastica nella quale all'interno dell'ACR si promuoveva la catechesi esperienziale anche come strumento per valorizzare la creatività delle persone. È stato così che ho cominciato a scrivere, a elaborare progetti, a suonare e comporre canzoni: tutte attività che continuano ad accompagnarmi e mi hanno sostenuto nella mia vita professionale culturale religiosa e familiare. Sono sposato con Fabrizia detta Bicia: abbiamo cinque figli e come famiglia affidataria abbiamo ospitato, dal 2010 ad oggi, 12 minori in affido.

Sono obiettore di coscienza (ho svolto il servizio civile alternativo al militare) e sono attivo nel movimento nonviolento. Sono socio di Banca Etica e come volontario di VialeK faccio servizio in mensa. Collaboro ad un corso di chitarra e coro nella Casa circondariale di Ferrara.

Abito in Viale Krasnodar a Ferrara e frequento la Parrocchia di Sant'Agostino: nel Comitato “Koesione22” sono coinvolto nella promozione della socializzazione e della qualità della vita degli abitanti della zona.

Faccio parte del gruppo promotore della causa per la beatificazione di Laura Vincenzi.