27 dicembre 2013

Natale 2013 non finisce il 25 dicembre: 1 di 3

Il mio amico Enrico vive a Iringa in Tanzania (la stessa città dove vivono mia sorella, mio cognato e la mia unica nipote)  in una casa famiglie in cui si prende cura di bambini. Da quando l'ho conosciuto sono rimasto colpito dalla sua grande forza interiore, frutto di una fede non comune.
Condivido la sua riflessione sul Natale: arrivata prima si diffonde oltre la data del 25 dicembre.
Penso possa offrire qualche spunto anche ai tanti non credenti che in un qualche modo si imbatteranno in questo blog.

             Qui nella cittadina di Iringa tutto si svolge con i ritmi scanditi dalla natura; l’aurora preannuncia l’inizio del nuovo giorno, il sole del mezzodì dice che se non vuoi avere un colpo di sole e iniziare a straparlare e’ meglio stare all'ombra di qualche albero.
            La sera, prima ancora che il sole scompaia all'orizzonte,  già le stelle indicano un nuovo inizio della notte; la luna sembra voglia venire sulla terra,  per raccontare ciò che ha visto nel suo peregrinare.
            A questo punto voi direte che probabilmente oggi mi trovavo al sole di mezzodì , ecco il motivo del mio straparlare.
            Vi chiedo scusa ma non e’ mia intenzione annoiare nessuno, vorrei solo farvi gli auguri di un Santo Natale.
            In Tanzania,  precisamente ad Iringa e in particolare qui nella nostra casa famiglia,  il Natale e’ già arrivato; e sì proprio ieri guardando il cielo dopo il tramonto,  ho visto la cometa che si stava dirigendo verso casa nostra.
            A mezzogiorno qui il sole picchia per davvero !!!!
            Allora mi sono chiesto perché, perché il Signore ha voluto venire proprio qui e poi prima della data ufficiale; vorrà mica nascere col cesareo che poi mi scombussola tutto il vangelo.
            Non certo perché ci sono io, povero peccatore da quattro soldi;  ne tanto meno per pietismo verso l’Africa, non ne ha proprio bisogno.
            Forse per i bambini che hanno storie tremende sulle spalle, no neanche per questo; sai quante persone soffrono nel mondo.
            Tutta la notte per cercare di diramare la matassa e trovare una spiegazione ....ma niente da fare.
            Poi mi son detto, perché per ogni cosa deve esserci per forza un motivo, perché dobbiamo ridurre qualcosa di eterno in una briciola di razionalità?
            Per la smania di avere tutto sotto controllo,  far rientrare ogni cosa nella sfera scientifica e razionale,  mi sto dimenticando di un punto centrale; ciò  che  ha riempito la mia vita, le ha dato e da un senso profondo,  ha ben poco del razionale  di come lo intendiamo noi.
            Sta a vedere che il sole di mezzogiorno nel volermi fare uno scherzo mi ha aperto all'infinito.
            Il Signore ha deciso di venire qui, ora e in questa casa; per me e’ sufficiente.
            Ha deciso tutto questo per Amore, semplice e infinito Amore; infinito,  ecco perché non riuscivo a trovare una spiegazione con la mia mente finita.
            Ogni giorno quando mi sveglio e vivo la quotidianità e’ Natale.
            Oggi quando Helena si e’ messa a piangere perché ha litigato con il fratellino, e’ stato Natale.
            Quando,  stanco ho cercato ristoro in cappellina e mi sono messo davanti alla Croce, e’ stato il mio-nostro Natale.
            Si perché il Natale non e’ una festa personale  ma di popolo, di famiglia.
            Anche quando noi,  per tanti motivi, non abbiamo tempo per accoglierlo; lo releghiamo alla periferia della nostra storia, Lui sceglie di nascere nelle nostre grotte, nei luoghi più freddi e disperati,  nei meandri della nostra anima.
            Lui ci ama e vuole riempire di luce il nostro spirito e la nostra Vita.
            Coraggio apriamo le porte delle nostre locande, facciamo il censimento e scriviamo sul foglio della nostra esistenza il nome di Cristo che e’ venuto nella nostra casa, nella nostra famiglia non con violenza ma con trepidazione e Amore.
            Certo che con me ha rischiato;  qui a sud dell’equatore e col sole che ci ritroviamo,  potevo anche non riconoscerlo ma per fortuna ci sono i piccoli della storia,  prediletti da Dio che mi hanno dato uno scossone e mi hanno ridato la vista per vedere la cometa.
            Purtroppo per voi,  il Natale a sud dell’equatore e’ arrivato prima; del resto non vorrete mica sempre avere tutti i primati della storia, visto che  siete già il “primo mondo” a noi lasciateci pure il terzo ma la cometa quest’anno e’ passata prima a sud.
            Nel frattempo che arrivi anche da voi vi auguriamo un Santo Natale  pieno di gioia e di Luce
            Non dimentichiamoci di coloro che sono nella sofferenza e  solitudine, gli ultimi della storia a cui il Signore e’ molto legato e ci chiede di essere loro prossimo.

            Un abbraccio e una preghiera da tutti noi
            Enrico e bambini 



14 ottobre 2013

14 ottobre: CERTE emozioni CHE...

Cinque giorni fa ho avuto la notizia che l’esperienza di affido che stavo vivendo insieme a tutta la mia famiglia si sarebbe conclusa (O almeno speriamo abbia trovato la giusta soluzione) il 14 ottobre.
Dopo sette mesi è arrivato il momento a cui ogni famiglia affidataria si prepara, senza arrivare mai davvero pronta (almeno per noi è così).
Un momento di emozioni speciali intrecciate sul tappeto di affetto che abbiamo steso per accompagnare il cammino di una piccola creatura indifesa.
Per prepararmi ho provato a usare twitter scrivendo cinque piccole frasi senza predefinirle prima: in sostanza dopo aver scritto la prima mi sono sfidato a provare la struttura “Certi/certe…..che….” per dire, apparentemente contraddire, indicare in qualche modo il mio stato d’animo.
Le trascrivo qui nell’ordine:

10 ottobre: Certi pesi sono così leggeri che pesano solo quando te li tolgono.
11 ottobre: Certi dettagli sono così minuscoli che se li elimini non si capisce più nulla.
12 ottobre: Certe nuvole sono così minacciose che quando il vento le porta via ci sentiamo indifesi.
13 ottobre: Certe notti sono così particolari che Ligabue non se le immagina nemmeno.
14 ottobre: Certe strade portano così lontano che quando arrivi ti trovi dentro te stesso.

Alla fine il 14 ottobre è arrivato…un giorno non qualsiasi nella mia vita: chi mi conosce sa che significato ha il 14 ottobre del 1979.
Io, poi, non dimentico che il 14 ottobre del 2011 ho celebrato per la prima volta il Nyerere Day in Tanzania durante un altro viaggio decisivo per la mia storia.

Adesso c’è anche il 14 ottobre del 2013: “Certe emozioni…che fai fatica a condividere ma che ti arricchiscono davvero”

20 marzo 2013

Ieri era la festa del papà...


Cosa sarà mai stata tutta quella voglia di festeggiare la festa del papà, proprio ieri, 19 marzo 2013?
Io continuo a non capire cosa c’è da festeggiare o, meglio, capisco che sta succedendo un fenomeno abbastanza comune: si festeggia quello che non c’è o che sta scomparendo.

E’ come ricordarsi del Panda o del Rinoceronte Bianco… razze in via di estinzione.
Oggi è già difficile trovare degli adulti, figurarsi dei padri.

Ripenso a diversi film che descrivono le famiglie dal punto di vista dei ragazzi: quando va bene il padre non c’è e quando c’è oscilla tra la totale indifferenza e la presenza imbarazzante.
Anche i cartoni animati segnalano l’idea predominante: ad esempio nei “Due fantagenitori” il vero papà e la vera mamma del protagonista sono assolutamente impresentabili, avulsi completamente dalla vita del figlio... poi ci sono i fantagenitori che altro non sono che una versione moderna del genio della lampada, pronti ad esaudire i desideri con una bacchetta magica.
Del resto la scomparsa del padre non è una novità…che dire del padre di Biancaneve, di Cenerentola, della Bella Addormentata, di Pollicino…? Quando va bene sono già morti o ignorano i figli: quando va male tentano di ucciderli.

Vorrei, comunque, aprire qualche spiraglio in questo grigio realismo che mi prende oggi pensando a ieri: l’unica cosa che mi sento di dire è che credo di non dovermi mai pensare come padre ma di voler ricordare soprattutto che prima di tutto sono un figlio.
E' lì che trovo il gusto di voler ancora cercare di esistere per quello che sono.

5 marzo 2013

Il mio personale Lucio Dalla


Il mio personale Lucio Dalla sta fra due concerti dal vivo in cui l'ho potuto vedere.

Il primo era (forse) il 1976 al Comunale di Ferrara: un concerto gratuito offerto (dal Comune ?) per ricordare qualcosa di importante. Ero andato a vederlo con mia madre: come al solito in posti scomodi nei palchi del quarto ordine.
Era uscito da poco l'album “Anidride Solforosa” che proponeva, credo per la prima volta, Dalla come musicista un po' sperimentale con testi di Roberto Roversi, un vero poeta.
Per me è stata una rivelazione, una festa da gustare in ogni momento: uno spettacolo.
Ricordo il famoso pezzo in cui Dalla smontava il clarinetto riducendolo ai minimi termini, ottenendo comunque suoni accompagnati dal suo canto senza parole comprensibili.
Solo più tardi all'Università avrei saputo che si chiamava “grammelot” e si rifaceva direttamente alla commedia dell'arte.
Alcune canzoni mi sono rimaste sempre in testa.
In “Borsa valori” Dalla cantava il listino della borsa di Milano. L'avevo trovata affascinante: anche io negli anni successivi ho inventato canzoni improvvisando, con la chitarra, musiche su cui cercavo di cantare testi vari o acrostici improvvisati (ho ancora le audiocassette con su scritto “experimental production” a testimonianza della pessima qualità di questi tentativi).
Un'altra canzone la ricordo come “Ferrante Aporti” sul carcere minorile di Torino: In realtà ho scoperto che si chiama “mela da scarto” o, più correttamente, “mela DI scarto”....”furto d'auto, furto di benzina, furto di gomme...u-ho!” “in Piemonte, là dove c'è un monte che porta alla luna”.
Sono stato poco a Torino ma conosco gente che là ha lavorato in carcere e non mi stanco di guardare la luna quando ho la fortuna di incontrare qualche monte.

L'ultima volta, invece, è stato pochi anni fa alla “Notte Rosa” al Lido delle Nazioni.
La piazza era piena di ragazzine urlanti nell'attesa isterica della boy band del momento (ora puntualmente scomparsa): prima del “clou” altri ospiti tra cui Lucio Dalla.
Mentre cantava Caruso mi guardavo attorno condividendo coi pochi adulti presenti uno sguardo solidale di entusiasmo e di tristezza...l'indifferenza del pubblico più giovane, insofferente nell'attesa dell'effimero inconsistente, non permetteva loro di capire dove stesse di casa la vera musica e la vera poesia.
Mi fece molta tristezza.
In questi giorni mi piace pensare che in qualche modo le mani di Lucio, che quella sera sorvolavano la tastiera, avranno trovato un modo per accarezzare anche chi in quel momento non ha saputo apprezzarlo...la buona musica trova sempre la strada del cuore.

24 dicembre 2012

“AVVENTWEET 2012": tutti i numeri, ma proprio tutti, da 1 a 24


UNO è lo sguardo che cattura l’immagine: l’immagine di UNO che sono io.


DUE: tutto è più falso o tutto più vero? Forse è soltanto “DUE punto zero”.

TRE lettere per dire “noi”: la vita vera è solo plurale.

“QUATTRO pirati sul Mar dei Sargassi, sopra una zattera fatta di assi”…ora, nell’era del tweet, assaltano Wall Street

CINQUE li ho attesi per nove mesi: accolti come un regalo, amati come la sfida per la vita.

SEI lati: sopra, sotto, destra, sinistra, davanti, dietro… vorrei vedere anche dentro.

SETTE van da  Roma, asciutti verso Anagni, SETTE nella pioggia stan a SETTEbagni

OTTO è l’OTTimismo. Non sogni vuoti o illusioni ma lOTTare per OTTenere l’OTTimo possibile.

NOVE è la novità: più che  tecnologia o innovazione, è l’attenzione alle persone

DIECI dita: una carezza,  un pugno. Per stringere, legare, consolare, donare

UNDICI dicembre contro la pirateria compro un CD. UN DI CI per UN CI DI.

DODICI mesi misurano un anno, ma non bastano per raccontarlo tutto.

TREDICI, paradosso della superstizione. Dare un senso  a ciò che non può averlo e non cercarlo dove si trova.

QUATTORDICI minuti di silenzio: li cerco ma non li trovo. Li trovo ma non li so ascoltare.

QUINDICI volumi della vecchia enciclopedia: sugli scaffali del mercatino profumano ancora d’infanzia.

SEDICI alberi fanno ombra ai lati del viale che percorro lentamente accanto a mio padre: in fondo intravvedo mia madre.

DICIASSETTE personaggi nel presepe di famiglia: persone comuni, ancora capaci di mettersi a cercare.

DICIOTTO è la pagina del libro che sto leggendo adesso. All’inizio c’è scritto “ Io scappo “. E nel tuo?

DICIANNOVE anni: ti ho sfiorato la mano incerto, imbranato, appena innamorato. Non è solo un ricordo.

VENTI che soffiano fra i numeri, nell’ambiguità dei significati...ogni parola ha almeno due facce.

VENTUNO: cambia stagione, cambia ciclo, cambia cielo, cambia pianeta. Cambia, ricambia, contraccambia.

VENTIDUE animali nel presepe: pecore, maiali, cani, galline. Precedono l’uomo che ancora non capisce.

VENTITRE respiri profondi, con calma, ad occhi chiusi. Ossigeno per cuore e cervello...mi preparo.

VENTIQUATTRO ore da contare una per una: aspetta l’ultima e scopri che è già Natale! Ce l’ho fatta...

30 novembre 2012

AVVENTWEET 2012, da 1 a 24 - introduzione


Domani inizia il mio “AVVENTWEET 2012, da 1 a 24”. 
Una breve frase (compatibile con twitter) numerata fino alla vigilia dei Natale. Grazie ai soliti 5 affezionati lettori.
Ogni giorno su Twitter https://twitter.com/PFergnani e su Facebook.
Qui sul mio blog ogni tre giorni.

9 novembre 2012

9 novembre


Il 9 novembre del 1989 ero a casa: da giovane padre dipendente pubblico studiavo per un esame all’università (le famose 150 ore...) approfittando delle mattine coi bambini al nido.
Mi ricordo bene, in una pausa, le immagini del muro di Berlino che cominciava a venire giù.
Ho pianto da solo qualche strana lacrima sugli appunti di Hobbes.

Il 9 novembre 2012 sono ancora a casa: da vecchio genitore vigilo il deserto della casa (siamo in tanti  a vivere insieme, ma tutti gli altri sono fuori) mentre l’installatore monta le nuove finestre sperando che davvero tengano dentro il caldo e lascino fuori il freddo e i rumori. 
E’ l’epoca del risparmio energetico: oggi fai un sacrificio sperando in un sollievo futuro.

Il 9 novembre 2010 ero a casa quando, alle 7, mi hanno telefonato dall’ospedale... mia madre stava molto male. Esattamente due anni fa.
Ricordo tutto e conservo i dettagli nel mio spazio più intimo: sono diventati il terreno su cui crescono fiori inattesi e stupendi. 
Tu Stamura, come sempre, vedi le cose meglio di me e sai a cosa mi riferisco.

Un muro, una finestra, qualche lacrima, un fiore che cresce nonostante tutto: io sono qui.




20 ottobre 2012

21 ottobre 2011 - 21 ottobre 2012

E' già il 21 ottobre del 2012. Oggi è un anno esatto che sono tornato dal mio primo viaggio in Africa, dalla prima esperienza  - inattesa - presso al Nyumba Ali.
Oggi, poi, sono tre messi esatti dalla festa per l'adozione di Viki (21 luglio 2012).
Ho voluto festeggiare queste "ricorrenze" mettendo su you tube un piccolo collage  di due video girati il 21 luglio...dopo il corteo con le torte si vede che suono la chitarra e insieme cantiamo "Nyumba Ali Rock". Sono proprio io: allora è proprio vero che queste esperienze le ho  vissute in prima persona...

A questo link il video...Altro video sulla festa per Viki

30 settembre 2012

29 e 30 settembre: date importanti


Non c’è solo la canzone di Mogol – Battisti (resa famosa dall’Equipe 84) che inizia il 29 e finisce il 30 settembre: nelle stesse date ricordo due avvenimenti importanti della mia vita.
  • 29 e 30 settembre 2004 il trasloco (l’ultimo?) nella casa di Viale Krasnodar dove attualmente abitiamo ancora tutti insieme. Spazi nuovi da scoprire e abitare con un bambino di un anno e altri ragazzi e ragazze più o meno adolescenti.
    Oggi una casa vivibile e ospitale in un quartiere che è sicuramente fra i migliori di tutta la città nonostante le vecchie questioni reali (diventate poi leggende metropolitane) che lo hanno caratterizzato nella storia.
Chi non c’è mai stato venga  a fare un giro nel Parco dell’Amicizia (tra Viale Krasnodar e Via Ippolito Nievo) attorno alle 17 di un giorno feriale…

  • 29 e 30 settembre 2011 il mio primo viaggio in aereo: con Bruna, verso la Nyumba Ali. A distanza di un anno esatto ripercorro quelle emozioni a cui se ne sono aggiunte altre.
    Non avrei immaginato di tornare là così presto (a luglio 2012) con un pezzo importante della mia famiglia, di avere qui in Italia Bruna con Ageni per un mese (…e per qualche giorno a casa nostra, quella del trasloco di cui sopra), di vederle ripartire accompagnate da Marco che proprio adesso si trova a Iringa)
Un anno all'insegna della Nyumba Ali, un anno che si chiude col protocollo col Comune di Ferrara che inserisce il Centro di Iringa fra quelli in cui sperimentare e diffondere forme di comunicazione per disabili.
Quando ripenso alle emozioni del primo decollo mi rendo conto che ben altre ali mi hanno sollevato in questo periodo incredibile.

2 agosto 2012

...E SONO ANCORA QUI – 7- ULTIMI FRAMMENTI nella Nyumba Ali (la casa con le ali) – Iringa – Tanzania luglio 2012.


5 SVANTAGGI - 5 VANTAGGI
Ageni ci ha raccontato che una volta alla settimana a scuola viene proposto il “dibattito” in cui uno studente, scelto prima, propone un argomento al confronto in classe.
Per questo si usa uno schema rigido in cui vanno illustrati sempre 5 vantaggi e 5 svantaggi del tema scelto.
Una tecnica interessante che obbliga a valutare diversi punti di vista già all’origine: un sistema che molti dei nostri “grandi pensatori” potrebbero adottare prevenendo obiezioni che invece non vengono quasi mai considerate.
Detto il positivo rimane l’evidente degenerazione. Innanzitutto gli argomenti, col passare del tempo, tendono a essere sempre meno interessanti così il rischio di finire bastonati per temi non idonei aumenta in maniera esponenziale.
A tavola spesso abbiamo proposto e discusso temi con questa tecnica. Il più coinvolgente, data la situazione che ci stava affliggendo, è stato“5 vantaggi e 5 svantaggi della diarrea” con una classificazione completa e inattaccabile (che comunque vi risparmio, salvo non arrivino richieste esplicite).
Al termine dei nostri giorni qui, insieme a Nicola e Elena abbiamo iniziato a scrivere “5 vantaggi e 5 svantaggi del nostro viaggio in Tanzania”.
Ecco cosa è venuto fuori:
5 SVANTAGGI
1. tutte le medicine che devi prendere prima e durante il viaggio
2. avere avuto tutti un po’ di diarrea, mal di stomaco e mal di testa
3. non conoscere abbastanza bene la lingua
4. non riuscire a guidare la macchina
5. sentire la nostalgia dei fratelli /figli
5 VANTAGGI
1. volare in aereo con cibo, film e giochi
2. essere sempre portati in giro per strade sconnesse senza dover guidare
3. mangiare frutta buonissima appena raccolta
4. cominciare a conoscere un mondo nuovo
5. incontrare tante persone diverse, tutte interessanti

Qui ci si accorge che lo schema rigido taglia sempre fuori qualcosa…forse il dibattito successivo potrebbe aiutare a integrare.

Io aggiungo solo una sensazione nuova che mi sembra svantaggio/vantaggio insieme: essere quelli diversi, la minoranza, quelli con la pelle strana…quelli da indicare col dito per strada, da cercare di imbrogliare o da cui difendersi…forse i discendenti di chi ti ha rubato un pezzo di storia.
Qui, dove non è ancora obbligatoria l’ipocrisia del linguaggio, senza tanti giri di parole te lo urlano per strada “Mzungu!”, e se anche credi sia un complimento in realtà è abbastanza dispregiativo: ha la stessa connotazione negativa che ha “negro” rispetto a “nero”.
Confesso che questa sincerità non mi dispiace, ci fa stare al nostro posto senza il falso buonismo di dichiararci tutti uguali quando invece partiamo da posizioni diverse (e, comunque sia, la nostra è quella più avvantaggiata).
La diversità, sia chiaro, è un valore…a patto che si rispetti la dignità di ogni singola persona che non dipende dalle condizioni di vita. Quello che comincia a non piacermi è il far finta di niente per cui tutto diventa piatto, senza pieghe e contrasti. In sostanza preferisco sentirmi gridare dietro “biancastro, pallido, anche un po’ stupido!” che sentirmi dire che sono “diversamente nero”.
Così i miei amici africani sono “neri” e non “di colore”... che non si sa nemmeno quale sia.

INFINE...
Confermo l’impressione avuta la prima volta: l’Africa non serve a rendere migliori le persone. Credo, piuttosto, che esista una specie di effetto moltiplicatore che esalta le capacità positive e, nello stesso tempo, rallenta per un po’la manifestazione dei difetti più profondi.
Prima o poi, però, questi ultimi esplodono con una forza inattesa. Anche qui, come probabilmente nel resto del mondo, l’importante è avere un saldo positivo in cui il dono prevale sul guadagno, il regalo sull’accaparramento.

Nel mio secondo viaggio africano ho provato a guardarmi di più attorno, meno abbagliato dalle tante novità. Ho potuto lasciarmi perdere nel paesaggio naturale, in quello su cui l’uomo ha inciso ancora poco. “C’è tanta Tanzania qui intorno” ripetevo ogni tanto e anche adesso che l’aereo del ritorno sorvola le coste frastagliate della Croazia mi rendo conto di che ricchezza e bellezza sia il nostro pianeta.
Constatazioni ovvie, certo, ma proprio per questo da non dare per scontate finendo per trascurarle.
Questo ultimo giorno mi ha proposto le luci di Dar Es Salaam alle 3.45 di mattina: luci buttate sulla terra come stelle o brillantini del presepe, senza un ordine preciso a disegnare una città che cresce senza disegno.
Poi le architetture di Istanbul nel blitz durante lo scalo, tra moschee chiuse per la preghiera e resti romani inaccessibili per mancanza di tempo: anche qui una trama che unisce immagini in cui ho intuito più futuro che passato.
Infine la laguna veneta in cui l’acqua misteriosamente si solidifica nella pista di atterraggio del nostro ultimo aereo, le cui ali sembrano accarezzare in lontananza il campanile di San Marco.
Ho avuto il privilegio di vivere anche giornate come questa, con parte della mia famiglia, legato strettamente a quel pezzo rimasto a Ferrara (o in viaggio per altre avventure) e a quello (sempre più importante) che si trova ad Iringa.
Anche le ali dell’aereo servono a fare famiglia e a dare una rotta concreta ai sogni.
Le stesse ali porteranno Bruna e Ageni qui da noi il 13 agosto…è già domani: un nuovo frammento da scrivere insieme.