La ricerca dell'ascolto autentico è un esercizio importante; fra diverse difficoltà sia in chiesa, sia nella vita quotidiana.
Io faccio fatica.
Ne parlo in #passa_Parola n.66 disponibile sul settimanale La Voce di Ferrara-Comacchio e, integralmente, qui di seguito.
“Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.”
La seconda domenica di Quaresima propone un breve brano dalla lettera di Paolo a Timoteo: voglio ascoltarlo evitando le distrazioni con cui mi trovo sempre di più a fare i conti.
Se fisso lo sguardo sull’ambone facilmente mi concentro sui dettagli del contorno: i piccoli rituali di chi legge (un breve sospiro, un’aggiustata al microfono, la mano sul segnalibro del lezionario…), le espressioni di chierichetti e chierichette, i movimenti del coro mentre si prepara per sostituire l'Alleluia che in Quaresima non si canta.
Se chiudo gli occhi ascolto meglio; almeno fino al momento in cui, potenziando l’udito, non arriva il colpo di tosse di un vicino o il ronzio di un cellulare in qualche fila davanti a me.
Forse potrei seguire il testo stampato sul foglietto ma mi sono ripromesso di imparare ad ascoltare senza avere sotto un testo scritto: vivere in chiesa quello che mi capita negli incontri quotidiani. Sono consapevole che non è facile praticare l’ascolto: a volte i collegamenti del cervello scattano in automatico e portano altrove.
L’annuncio
di questa settimana: “Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere
la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo”, arriva con
una chiarezza e forza che si realizza anche se non ne sono pienamente
consapevole.
La ricerca dell’ascolto autentico, però, può aiutare
a maturare uno stile di vita in cui la scoperta della “Parola che
passa accanto” genera un’umanità nuova.
